Elezioni amministrative, l’appello di Don Raffaele D’Agosto

“La Chiesa è una comunità di credenti che non ha mai pensato che la sua missione si dovesse svolgere unicamente nel perimetro limitato delle mura delle parrocchie. Dall’incontro con il Risorto e dalla fede nasce il compito di annunciare il Vangelo con le parole e con le azioni che cambiano la realtà. L’amore per la città è l’amore per tutti gli uomini e le donne che la abitano, ed è a sua volta un riflesso dell’amore con cui Dio ama ciascuno dei suoi figli.

Da questa radice, da questa fede e da questo amore, emerge l’impegno dei cristiani in Politica.

Quindi – mettetevi in politica, ma per favore nella grande politica, nella Politica con la P maiuscola! – attraverso anche la passione educativa e la partecipazione al confronto culturale. (Papa Francesco all’Azione Cattolica Italiana 30 aprile 2017)

C’è oggi bisogno di cristiani che sappiano servire il bene comune non solo con rigore e competenza, ma soprattutto con tanta passione con tanto amore, sapendo che spesso si va controcorrente. Solo così non si fermeranno alle prime difficoltà opposte da chi, in fondo, gode e prospera quando vede spegnersi l’entusiasmo per il bene. Ed è importante che la Chiesa non lasci mai soli e senza il sostegno di una profonda spiritualità coloro che “si buttano” in politica: hanno bisogno non tanto di alleati, ma di amici fraterni con cui alimentare e condividere sogni e speranze.

Quello che attende la politica nel nostro territorio, è un impegno grande e alto. Lo si compie non solo per senso del dovere, ma per amore. Chiedo a voi, candidati politici, di avere sempre nel cuore questa domanda fondamentale: ciò che faccio e che dico aiuta tutti e ciascuno a ritrovare la speranza? Perché siete chiamati ad essere testimoni della forza della speranza, quella che tutti cercano e di cui tutti lamentano invece l’assenza…

Non vi faremo mancare la preghiera e l’aiuto. Un saluto a tutti!”

Sperando che dai tanti Comuni coinvolti nelle elezioni amministrative escano uomini e/o donne in grado di cambiare davvero le situazioni locali.

Non si tratta di chiedere eroismi e ne abbiamo un esempio in Campania. Il Sindaco Josi Della Ragione, ad esempio, a Bacoli è riuscito davvero a portare un radicale cambiamento. Bacoli, sotto la sua amministrazione, è passata dalle stalle alle stelle. E’ un modello vincente a cui puntare.

Si può fare: basta volerlo seriamente, impegnarsi non solo a parole e rimboccarsi le maniche.

Anna Rita Canone

Boom di commesse per Glip, ristrutturato l'”headquarter”

La luce di Glip brilla con intensità crescente in questo inizio di 2026. L’azienda trevigiana, eccellenza nel settore dell’illuminotecnica sartoriale, ha archiviato il primo trimestre con un solido +10% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. A trainare la crescita è un vero e proprio “boom” di commesse che spaziano dai grandi progetti per il settore navale, all’hôtellerie di lusso e alle sedi aziendali di prestigio.

Il dinamismo del mercato si traduce in cifre: nel primo trimestre dell’anno le attività di progettazione sono aumentate del 30%, accompagnate da un incremento massiccio delle preventivazioni. “Dovremmo arrivare alla doppia cifra per l’intero 2026”, conferma il CEO di Glip, Alessandro Piovesan per un’azienda che nel 2025 aveva già toccato un fatturato di 4 milioni di euro. Il successo porta con sé anche un potenziamento dell’organico. Glip infatti è alla ricerca di nuove figure professionali e nello specifico una figura commerciale per la gestione dei clienti, una posizione nel reparto amministrativo e un’altra per il reparto di officina e produzione.

Per sostenere questa evoluzione, Glip ha lanciato un ambizioso progetto di riqualificazione del layout dell’headquarter aziendale, che sorge su circa 3.000 metri quadri a Quinto di Treviso, nel Trevigiano. Non si tratta solo di logistica — con l’installazione del primo magazzino verticale prevista dopo l’estate — ma di una visione olistica del lavoro. È infatti prevista l’installazione di un nuovo blocco uffici, una struttura moderna per accogliere il team commerciale e tecnico, ma anche la revisione completa di officina e area magazzino per migliorare i flussi. Ci sarà anche un’area di svago e relax dedicata al personale. L’investimento complessivo è di oltre 300 mila euro.

“L’eccezionale volume di commesse in costante acquisizione ci impone un’evoluzione profonda”, commenta il CEO di Glip, Alessandro Piovesan. “Ristrutturare lo stabilimento e riprogettarne il layout non è solo un’esigenza logistica per gestire magazzini verticali e nuove linee produttive, ma una scelta etica. Vogliamo che la nostra sede diventi un ecosistema d’eccellenza dove il tempo acquista valore. Chi entra in Glip, che sia un cliente in cerca di soluzioni sartoriali o un dipendente che dedica qui la propria giornata, deve sentirsi accolto in uno spazio che ispiri benessere. Investiamo in uffici moderni e aree relax perché la qualità del lavoro è specchio della qualità della vita: una persona motivata e serena è il motore di quell’efficienza globale che ci permette di innovare. Solo valorizzando l’individuo possiamo trasformare la complessità delle nuove sfide in luce, eleganza e precisione artigianale”.

Il mercato oggi premia l’approccio di Glip: un mix di rigore architettonico e personalizzazione artigianale. L’azienda non si limita a fornire lampade, ma affianca i clienti nella progettazione con prototipi rapidi e investimenti in mock-up, gestendo internamente tutto il ciclo produttivo, dalle sorgenti luminose all’alluminio estruso, fino all’uso poetico del vetro di Murano.

Che si tratti di illuminare un flag ship store nel retail o la hall di un hotel di charme, la missione resta la stessa: creare una luce invisibile ma percepibile, capace di accogliere senza aggredire, rispettando l’uomo e lo spazio. L’identità di Glip resta saldamente ancorata alla sua anima artigianale e tecnologica: ogni sistema di illuminazione viene ideato, sviluppato e prodotto internamente, persino nella progettazione delle elettroniche che regolano le fonti luminose. Infine, grazie all’utilizzo di stampanti 3D avanzate, l’azienda è in grado di realizzare soluzioni sartoriali uniche, personalizzate per ogni ambiente.

SCHEDA DI APPROFONDIMENTO

LA STORIA DI GLIP La storia aziendale inizia nel 1996, un’era pionieristica per il led. Il fondatore, Alessandro Piovesan, al tempo aveva 17 anni e le idee ben chiare: voleva entrare nel mondo dell’artigianato della luce. Era giovanissimo, ma ebbe il completo sostegno del padre Mirto, che lo appoggiò in ogni sua scelta. E così, iniziando dal proprio garage, ha acceso un percorso che lo ha portato a confrontarsi con architetti e design della luce, fino alla decisione di specializzare l’azienda nella realizzazione dei progetti più difficili e particolari con l’allora nuovissima tecnologia led, diventando “lighting partner” di progetti di livello internazionale riuscendo a conquistare anche il premio “Venetian Smart Lighting Award” con il prodotto Diapason. Tra i lavori iconici, che hanno reso Glip celebre, c’era stata l’operazione di re-lamping del megastore di Benetton, che fu il primo in Italia ad essere illuminato solamente a led. Era il 2008, sembra una vita fa. Durante il Covid l’azienda era riuscita a progettare una lampada con capacità di sanificazione dell’aria presente nell’ambiente, capace di eliminare i batteri. Un progetto portato a termine in poco tempo, che aveva risposto all’emergenza grazie alle competenze artigianali presenti in azienda e che arrivava ad usare polveri di titanio. A rafforzare la competitività dell’impresa ci sono anche brevetti proprietari, come quello che regola un innovativo sistema di movimentazione interna della lampada capace di trasportare energia tramite rocchetti rotanti, e competenze meccaniche interne nella lavorazione dell’alluminio estruso.

I SERVIZI DI GLIP Dall’ideazione del concept alla creazione del prototipo, dal singolo pezzo alla produzione in serie, Glip ingegnerizza e realizza svariate tipologie di corpi illuminanti e installazioni luminose in Italia e all’estero. I servizi di Glip vanno dall’ideazione del concept alla creazione del prototipo fino all’assemblaggio, con lo studio di soluzioni illuminotecniche su misura. L’azienda si occupa di supporto tecnico nello studio del concept, calcolo illuminotecnico, moodboard, supporto in gara d’appalto per la progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva, stima dell’investimento e del risparmio energetico. Ma prima ancora fornisce i servizi basilari per la realizzazione del prodotto: lo studio del prototipo 3d, il customer care service e l’assistenza tecnica.

I PROGETTI DI GLIP Oggi in Glip si progettano sistemi di illuminazione a tecnologia Led per interni ed esterni, adatti ad ogni tipo di installazione, da quella residenziale al retail, dal museale all’hospitality. Dall’ideazione del concept alla progettazione tecnica all’avanguardia, legata alla ricerca e selezione delle materie prime, fino alla realizzazione e agli accurati test sui prodotti, il ciclo di produzione è completamente interno. Tra i progetti più interessanti che Glip ha portato a termine ce ne sono in navi di superlusso e nel segmento residenziale luxury; importanti interventi anche nelle sedi di fondazioni e musei, senza dimenticare centri direzionali, intere lottizzazioni che avevano bisogno di un arredo urbano innovativo e tutto il mondo della ristorazione e dell’ospitalità, con interessanti interventi in hotel 5 stelle. Decisivo il ruolo di Glip anche nel donare luce ai negozi del fashion e ad alcune catene di supermercati.

LE CERTIFICAZIONI Nel corso del 2024 l’azienda ha ottenuto le certificazioni ISO14001 e ISO45001  e che sta lavorando per l’ottenimento della certificazione ISO9001 entro il 2025.

Anna Rita Canone

Carretta Srl aderisce all’aumento di capitale di Arenaria Holding Treviso S.p.A. tramite Fundera.it

L’iniziativa si distingue per una visione inclusiva e partecipativa, fondata sul principio secondo cui molteplici realtà imprenditoriali e professionali possano contribuire, ciascuna con una quota di esperienza e risorse, allo sviluppo e alla tutela dell’economia e della cultura del territorio.

Arenaria Holding Treviso S.p.A. si inserisce all’interno di un più ampio progetto che nasce dal territorio per il territorio, con l’obiettivo di creare una piattaforma finanziaria indipendente e accessibile, capace di offrire opportunità di investimento tradizionalmente riservate a pochi, mettendole invece a disposizione di una comunità ampia e diffusa di soci. Il modello si fonda sulla collaborazione tra imprese, professionisti e investitori locali, con l’ambizione di riportare il territorio al centro delle scelte economico-finanziarie e strategiche.

Il progetto si caratterizza inoltre per una forte componente di competenza professionale, grazie al coinvolgimento di figure con pluriennale esperienza nei settori economico, finanziario e legale, e per una struttura organizzativa articolata in holding provinciali indipendenti ma coordinate, in grado di selezionare e sviluppare progetti di investimento ad alto valore per il territorio.

Gli ambiti di intervento includono investimenti in real estate strategico, private equity e sviluppo imprenditoriale, con particolare attenzione al sostegno delle PMI, all’export e alla valorizzazione sostenibile delle risorse locali.

Si tratta quindi di un percorso collettivo che unisce competenze ed energie con l’obiettivo di generare un impatto concreto e creare nuove opportunità di crescita. Carretta Srl crede fortemente in questo modello e nel valore della collaborazione tra aziende come leva strategica per lo sviluppo sostenibile.

L’azienda invita tutte le realtà imprenditoriali e professionali a valutare attivamente la partecipazione al progetto, che mira a costruire un futuro solido, condiviso e sostenibile, rafforzando il tessuto economico locale e promuovendo una nuova cultura dell’investimento partecipato.

Per maggiori informazioni:

www.arenariaholdingspa.it

www.fundera.it

SCHEDA DI APPROFONDIMENTO – LA STORIA DI CARRETTA

Per Carretta, azienda di Quinto di Treviso oggi sinonimo di ingegneria meccatronica avanzata, tutto comincia nel 1990, in una casa-laboratorio dove mamma Romea (che oggi ha 82 anni) realizzava cablaggi per ferri da stiro. Alla guida di Carretta Srl ci sono i quattro fratelli Renato, Massimo, Andrea e Giancarlo Pavanetto che condividono la titolarità dell’azienda. Renato, amministratore delegato, coordina la direzione generale e la strategia di sviluppo. Massimo e Andrea operano nell’area tecnico-commerciale, a contatto con clienti e partner. Giancarlo, tecnico elettrico esperto, guida le attività di officina e cablaggio.

Fondata nel 1990 come fornitore di quadri elettrici per costruttori locali di presse e cesoie, Carretta si distingue fin da subito per l’approccio ingegneristico e la capacità di leggere i trend emergenti. La prima svolta arriva a metà anni Novanta, con la gestione di assi lineari e motori brushless per applicazioni ad alte prestazioni: una rivoluzione silenziosa che apre la strada a nuovi standard nella movimentazione di materiali nei settori dell’alluminio, del legno e della plastica. Nel 2000 l’azienda introduce equipaggiamenti semi-automatici su specifiche custom, controllati da software PLC: impianti in grado di gestire operazioni complesse di presa, movimentazione e stoccaggio con tempi ridotti. Nel 2005 Carretta si specializza nelle soluzioni per il Material Handling: attrezzature automatizzate per magazzini e linee di carico-scarico progettate per ottimizzare la logistica dei grandi terzisti.

Un passaggio chiave arriva nel 2009 con l’acquisizione di Meccanica Dima, storico fornitore di automazioni speciali per l’industria del mobile e degli elettrodomestici. L’operazione consente all’azienda di ampliare il know-how meccanico e di avviare la divisione “Plant Engineering Solutions”, che nel 2011 porta alla progettazione di impianti completi, dal concept alla produzione. Nel 2014 nascono le Prototype Machinery, foratrici ad alta tecnologia con 552 mandrini verticali per lavorazioni di precisione su legno e compositi. Nel 2015 è la volta delle Laser Technology Machinery per la foratura laser di top acustici decorativi, e del primo sistema di Mixed Case Palletizing, in grado di comporre pallet misti automatizzati per la grande distribuzione. Dal 2016 al 2018 Carretta accelera nel campo della robotica High Tech: celle di carico con pinze custom, robot delta ad alta velocità e sistemi di visione 3D per il random bin picking.

Parallelamente, nel 2017, l’azienda avvia una startup innovativa nell’ambito della circular economy premiata a livello europeo per la capacità di trasformare fanghi di depurazione in energia e biomateriali: un passo deciso verso l’open innovation e la collaborazione con il mondo accademico. Con la partecipazione al progetto europeo ESMERA / Horizon 2020 e lo sviluppo delle Modular Cobot Cell nel 2020, Carretta consolida il proprio ruolo di laboratorio d’innovazione applicata.

Oggi Carretta fattura circa sei milioni di euro. Nei suoi 5.000 metri quadrati di sedi operative tra Quinto di Treviso e Riese Pio X, lavora una cinquantina di tecnici specializzati tra personale assunto e consulenti (progettisti meccanici, elettrici, programmatori PLC e installatori), impegnati nello sviluppo di oltre 700 commesse l’anno.

Anna Rita Canone

“Villaggio Benessere”: alla Caserma Magrone un modello innovativo tra formazione integrata, salute e cittadinanza attiva

Il “Villaggio Benessere” si avvale del patrocinio della Regione Campania, attraverso la figura del Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Giovanni Galano, a testimonianza dell’elevato valore educativo, sociale e istituzionale dell’iniziativa e della particolare attenzione rivolta alle giovani generazioni. Presso la Caserma Magrone, sede della Scuola di Commissariato dell’Esercito, prende forma il “Villaggio Benessere”, un progetto pilota di alto valore istituzionale e sociale che si inserisce nel protocollo d’intesa siglato tra la Scuola e la Regione Campania. L’iniziativa rappresenta un esempio concreto di sinergia interistituzionale, capace di coniugare in maniera organica formazione, promozione della salute, pratica sportiva e cittadinanza attiva.Il “Villaggio Benessere” si configura come un percorso esperienziale strutturato, volto a coinvolgere attivamente studenti, associazioni e realtà territoriali in un contesto dinamico e multidisciplinare. L’obiettivo è favorire lo sviluppo di competenze trasversali, promuovendo al contempo stili di vita sani e consapevoli, nel pieno rispetto dei valori della legalità, dell’inclusione e della responsabilità civica.

In questo quadro, l’educazione alla salute e allo sport diventa strumento privilegiato per rafforzare il senso di comunità e stimolare una partecipazione attiva e informata. Particolarmente significativa è la rete di enti e associazioni coinvolte, espressione qualificata del territorio e portatrici di competenze specifiche nei rispettivi ambiti. Tra queste figurano la ADI Campania Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica, impegnata nella diffusione della cultura della corretta alimentazione, la Coldiretti Caserta, promotrice della valorizzazione delle filiere locali e della sostenibilità agroalimentare, e il Lions Club Caserta Villa Reale New Century, da sempre attivo in iniziative di rilevanza sociale e solidale. A queste si affiancano Libertas, CPS Libertas Benevento e

Cambiamenti, realtà che contribuiscono in maniera significativa alla diffusione dei valori dello sport, della partecipazione e dell’impegno civico.Elemento un contesto sociale in continua evoluzione, il “Villaggio Benessere” si propone dunque come una piattaforma integrata di sviluppo umano e territoriale, capace di rispondere in maniera efficace alle nuove esigenze educative e sociali. Un progetto che guarda al futuro con visione e concretezza, promuovendo una cultura del benessere che non si limita alla dimensione individuale, ma si estende all’intera comunità, rafforzandone coesione, resilienza e senso di appartenenza. Elemento distintivo dell’iniziativa è la capacità di trasformare un contesto tradizionalmente deputato alla formazione militare in uno spazio aperto e inclusivo, orientato al benessere collettivo. In tal senso, la Scuola di Commissariato si propone come un vero e proprio laboratorio di innovazione sociale, in cui la collaborazione tra istituzioni e comunità locali genera valore condiviso e opportunità di crescita per tutti i soggetti coinvolti. A evidenziare la portata strategica del progetto è il Sandro Corradi, Comandante della Scuola di Commissariato, che sottolinea come il “Villaggio Benessere” rappresenti un modello operativo replicabile, capace di rafforzare il dialogo tra mondo militare e società civile.

Un’iniziativa che, oltre a promuovere il benessere psicofisico, contribuisce a consolidare un sistema di relazioni fondato su fiducia, collaborazione e condivisione di obiettivi comuni. In un contesto sociale in continua evoluzione, il “Villaggio Benessere” si propone dunque come una piattaforma integrata di sviluppo umano e territoriale, capace di rispondere in maniera efficace alle nuove esigenze educative e sociali. Un progetto che guarda al futuro con visione e concretezza, promuovendo una cultura del benessere che non si limita alla dimensione individuale, ma si estende all’intera comunità, rafforzandone coesione, resilienza e senso di appartenenza.

Anna Rita Canone

Hotel senza Wi-Fi e borghi senza auto

In un’epoca in cui siamo costantemente connessi, raggiungibili e sovrastimolati, il vero lusso sta diventando sempre più raro: staccare davvero. Secondo l’American Psychological Association, oltre il 70% degli adulti sperimenta livelli elevati di stress legati al sovraccarico informativo e ai ritmi quotidiani. Studi della Harvard Medical School dimostrano che il contatto con la natura e la riduzione degli stimoli digitali contribuiscono ad abbassare i livelli di cortisolo, migliorare il sonno e aumentare la capacità di concentrazione.

Eppure, mentre cresce il bisogno di rallentare, l’offerta turistica sembra andare nella direzione opposta: più comfort, più servizi, più stimoli. Unexpected Italy, startup innovativa che valorizza l’Italia più autentica ed etica, ha selezionato sei luoghi autentici spesso nascosti, che hanno scelto di non scendere a compromessi.

«Il vero lusso, oggi, non risiede nell’aggiungere servizi, ma nell’avere il coraggio di togliere il superfluo», spiega Elisabetta Faggiana, founder della tech company premiata all’Onu che valorizza il turismo responsabile e inclusivo. «Con Unexpected Italy selezioniamo anche luoghi che chiamiamo “scomodi” perché rifiutano i compromessi della standardizzazione per proteggere qualcosa di immensamente più raro: il silenzio, il tempo e la presenza. Non sono semplici strutture ricettive, ma presidi di resistenza culturale che scelgono di non piacere a tutti, preferendo la coerenza all’algoritmo. In un mondo saturo di stimoli digitali, rallentare non è una rinuncia, ma un atto di libertà. Proponiamo un’ospitalità etica, radicata nel territorio, dove la disconnessione diventa la chiave per ritrovare un contatto autentico con se stessi e con la bellezza ruvida e vera del nostro Paese».

«Con Unexpected Italy selezioniamo luoghi che rifiutano i compromessi della standardizzazione per proteggere qualcosa di immensamente più raro: l’identità, il tempo e la presenza. Tra artigiani, produttori locali, trattorie, selezioniamo strutture ricettive che definiamo scomode, perchè decidono di non piacere a tutti, preferendo la coerenza all’algoritmo e diventando veri presidi di resistenza culturale. In un mondo saturo di stimoli digitali, rallentare non è una rinuncia, ma un atto di libertà. Proponiamo un’ospitalità etica, radicata nel territorio, dove la disconnessione diventa la chiave per ritrovare un contatto autentico con se stessi e con la bellezza ruvida e vera del nostro Paese».

La selezione di Unexpected Italy celebra il “lusso della sottrazione” attraverso sei rifugi dove il silenzio è il vero protagonista. In Piemonte, il Parco del Grep offre case sugli alberi senza Wi-Fi, dove la disconnessione è totale e il cibo arriva in cesti da picnic gourmet. In Liguria, La Sosta di Ottone III richiede di abbandonare l’auto per abbracciare il ritmo lento di un borgo affacciato sul mare, con colazioni à la carte che onorano i piccoli produttori. In Toscana, Follonico invita a “disimparare la fretta” in un casale in pietra della Val d’Orcia, tra tessuti naturali e sapori dell’orto. L’Abruzzo risponde con Sextantio, un albergo diffuso che preserva rigorosamente l’estetica medievale: camini in pietra e candele sostituiscono il comfort moderno per una tutela culturale profonda. Il Veneto brilla con due perle: Cargador de Ron a Valdobbiadene, una casera nel bosco dove gli arredi nascono da materiali di recupero, e La Scuola Guesthouse sull’Altopiano di Asiago. Qui, in un’ex scuola degli anni ’20, le camere dedicate alle materie scolastiche e il laboratorio di gelato artigianale invitano a riscoprire la meraviglia dell’infanzia. Sei destinazioni etiche per chi cerca tempo, presenza e radici.

SCHEDA DI APPROFONDIMENTO – UNEXPECTED ITALY

È nata a Londra, ma ha il cuore in Italia la startup Unexpected Italy, progetto travel tech fondato da Elisabetta Faggiana e Savio Losito, lei di Vicenza e lui di Barletta, premiato anche alle Nazioni Unite per il suo approccio etico e innovativo al turismo. Oggi l’app, descritta dal The Guardian come “una bussola per viaggiatori consapevoli”, è attiva in 18 territori italiani, tra cui Venezia, Roma, Genova, Torino, Padova, Vicenza e la Valle d’Itria, e si propone come un antidoto alle trappole del turismo di massa.

L’idea alla base è semplice ma rivoluzionaria: mappare luoghi autentici, incontrare personalmente artigiani, osti, produttori e piccoli albergatori, ed entrare in contatto con quelle realtà che ancora oggi resistono all’omologazione. La loro app funziona come una “Lonely Planet 3.0”, geolocalizzata e targetizzata, in grado di suggerire itinerari costruiti su misura, con l’obiettivo di far sentire il viaggiatore parte della comunità locale, non un semplice consumatore di luoghi.

Premiata con il Roma Startup Award per l’originalità della proposta e la capacità di creare valore per il territorio, la piattaforma ha raccolto l’attenzione anche dei media internazionali: The Guardian ha dedicato articoli approfonditi all’iniziativa, in particolare per l’analisi del territorio vicentino e torinese, e stanno diventando un punto di riferimento importante per media e giornalisti internazionali.

Il lavoro di mappatura, condotto in prima persona dai due founder, ha permesso di costruire una rete selettiva e dinamica di migliaia di luoghi autentici, molti dei quali impossibili da trovare sui canali turistici convenzionali. In città come Roma e Venezia, dove secondo recenti studi oltre il 70% dei turisti finisce in trappole commerciali, Unexpected Italy propone alternative concrete: ristoranti veri, botteghe vive, quartieri ancora abitati. Unexpected Italy parte dal presupposto che il turismo, per essere sostenibile, debba tornare a essere relazione e trasformazione. Il loro “algoritmo relazionale” non si basa su tendenze, ma su passioni e affinità, con alcune destinazioni suggerite solo a chi dimostra attenzione e rispetto. “Non tutti i luoghi sono per tutti,” spiegano. “La nostra missione non è portare tutti negli stessi posti, ma far incontrare le persone giuste con i luoghi giusti.” Un’idea di viaggio che non consuma, ma cura. E che dell’Italia restituisce finalmente l’anima.

SCHEDA DI APPROFONDIMENTO 

I SEI LUOGHI DOVE STACCARE DAVVERO

Piemonte – Parco del Grep

Via Giacomo Matteotti, 27 – 10020 Monteu da Po (TO)

Proprietario: Francesco Otelli

Dieci ettari di natura, due case sugli alberi, nessuna distrazione. Niente TV, niente Wi-Fi, niente piattaforme di prenotazione: una scelta netta, quasi radicale. Si dorme tra le fronde, si mangia all’aperto, si vive seguendo la luce e le stagioni. Qui la disconnessione è fisica prima ancora che mentale: si cambia prospettiva, si torna a un rapporto diretto con lo spazio, con il corpo, con il tempo. Si elimina il superfluo per restituire spazio mentale. Anche il cibo segue questa filosofia, ma in modo inaspettato. Pranzi e cene arrivano in un cesto da picnic, da gustare sul terrazzo in quota della propria casa sull’albero o in un punto panoramico della tenuta. Ma non è il classico picnic fatto di salumi e formaggi: nel cesto c’è un vero pasto completo, con antipasti, primo, secondo e dolce, preparati con prodotti del territorio e dell’orto di Francesco. Aprirlo diventa parte dell’esperienza: un gesto semplice che riporta all’entusiasmo della scoperta, facendoci sentire bambini per un attimo. Qui non si viene per fare, ma per togliere. Meno stimoli, meno rumore, meno fretta. Ed è proprio così che si riesce, finalmente, a staccare.

Liguria – La Sosta di Ottone III

Località Chiesanuova, 39 – 19015 Levanto (SP)

Proprietaria: Angela Fenwick

Arrivare alla Sosta di Ottone III significa accettare di cambiare ritmo.

Le auto si fermano poco sotto il borgo e gli ultimi metri si percorrono a piedi o con una piccola monorotaia elettrica. È un passaggio semplice, ma simbolico: si lascia indietro la fretta, si entra lentamente in un luogo che va conquistato. Il borgo, raccolto e silenzioso, si apre su viste che spaziano tra le vallate liguri e il mare. Qui lo sguardo si allunga, il respiro cambia, il tempo si dilata. Le stanze, sei in totale, sono tutte diverse e raccontano una storia fatta di materiali recuperati, arredi originali e interventi artigianali. Nulla è standardizzato: ogni dettaglio è pensato per dialogare con l’identità del luogo senza forzarla. La colazione, servita à la carte e non a buffet, è una scelta precisa: ridurre gli sprechi e valorizzare ogni ingrediente. I prodotti arrivano da piccoli produttori locali e raccontano il territorio con semplicità e rispetto. Qui tutto invita a rallentare: il gesto, il passo, lo sguardo. Angela aiuta inoltre gli ospiti a scoprire le Cinque Terre dall’alto, immersi nella natura, evitando l’affollamento del lungo mare per un’esperienza davvero unico e personalizzata. La sosta smette di essere una parentesi e diventa esperienza.

Toscana – Follonico, Val d’Orcia

Località Casale, 2 – 53049 Torrita di Siena (SI)

Proprietari: Fabio Firli e Suzanne Simons

Un casale in pietra immerso tra ulivi e filari nella campagna senese, dove il silenzio e il tempo lento diventano protagonisti. Qui non si viene per fare, ma per disimparare la fretta. Suzanne e Fabio accolgono gli ospiti con un’ospitalità autentica: senza filtri, senza scenografie, senza compromessi. Le camere, quattro suite e due stanze, sono tutte uniche, con travi a vista, mobili restaurati, ceramiche artigianali e tessuti naturali. Nessun lusso ostentato, ma un comfort discreto che invita a rallentare. Il cuore della casa è la cucina: le colazioni e le cene seguono le stagioni e i prodotti dell’orto, cambiando giornalmente. Intorno, una rete di artigiani e produttori locali rende ogni gesto significativo. Follonico non offre scorciatoie: chiede di rallentare per ritrovare un rapporto autentico con la terra, con il tempo e con se stessi.

Abruzzo – Sextantio, Santo Stefano di Sessanio

Via Principe Umberto – 67020 Santo Stefano di Sessanio (AQ)

Proprietario: Daniele Kihlgren

Un albergo diffuso che non addolcisce il passato, ma lo preserva. Un borgo medievale sospeso tra le montagne abruzzesi, dove le auto restano fuori e si prosegue a piedi, tra vicoli in pietra, silenzi profondi e orizzonti aperti. Pavimenti che scricchiolano, camini in pietra, scale ripide, luci soffuse, letti alti come un tempo, brocche d’acqua al posto delle docce moderne. Ogni dettaglio è il risultato di una ricerca filologica rigorosa, che utilizza materiali originali, arredi d’epoca e oggetti della tradizione contadina. Anche la colazione è parte del viaggio: prodotti locali, ricette della tradizione, musica d’epoca e il ritmo lento del mattino. Un momento che invita a iniziare la giornata senza fretta, in ascolto. Sextantio è molto più di un progetto di ospitalità: è un lavoro di tutela culturale. Nasce per salvare un patrimonio fragile, quello dei borghi “minori”, spesso dimenticati, e lo fa coinvolgendo la comunità locale, gli artigiani, i pochi abitanti rimasti. Qui il turismo non si sovrappone al territorio, ma lo sostiene, lo preserva, lo rende vivo. A Sextantio il comfort non è immediato, ma si scopre poco a poco. È un luogo che richiede adattamento, presenza, apertura. Ma in cambio restituisce qualcosa di raro: la sensazione di abitare davvero un luogo, non solo di attraversarlo. E proprio in questo scarto, tra fatica e bellezza, si trova una forma autentica di pace.

Veneto – Cargador de Ron, Valdobbiadene

Via Cargador di Ron, 38 – 31049 Valdobbiadene (TV)

Proprietari: Alessandra e Gianni De Stefani

Una vecchia casera nascosta nel bosco, un tempo rifugio di pastori e animali, oggi accoglie viaggiatori in cerca di tranquillità. Qui il tempo scorre lentamente, e l’ultimo tratto di strada, a tratti impervio, ricorda che i luoghi più veri si conquistano con lentezza. Alessandra e Gianni accolgono personalmente ogni ospite al piazzale sottostante, trasformando il check-in in un incontro umano e caloroso. Le quattro camere sono ampie e luminose, ognuna dedicata a un elemento della zona: la vite, il prato, il bosco e le pietre. Gli arredi nascono dal legno recuperato nei boschi, dalle casse di vino trasformate in abat-jour, dagli strumenti della vita contadina reinterpretati come oggetti decorativi. Anche i fiori essiccati e la colazione selezionata con cura riflettono una collaborazione attiva con artigiani e produttori locali. Qui si stacca davvero la spina: niente frenesia, solo il silenzio, la natura e un’ospitalità che invita a ritrovare il contatto con se stessi e con il territorio circostante.

Veneto – La Scuola Guesthouse, Altopiano di Asiago

Via Campana, 20 – 36046 Lusiana Conco (VI)

Proprietari: Valeria Carfora e Marco Baldan

Una vecchia scuola elementare degli anni ’20 torna a vivere come casa per ospiti. Un luogo carico di memoria, dove ogni dettaglio richiama l’infanzia, il tempo lento, la nostalgia. Le camere portano il nome delle materie scolastiche: Geografia, Storia, Aritmetica, Scienze, La Stanza della Maestra e custodiscono oggetti d’epoca, piccoli frammenti di vite passate. Niente televisione, niente ascensione, niente eccessi: solo il necessario per sentirsi accolti. La colazione è un rito fatto di prodotti locali, torte fatte in casa e vista aperta sulle colline. E poi c’è “La Ricreazione”: il laboratorio di gelato artigianale di Marco, che con la sua Ape attraversa le contrade come una volta, riportando in vita un gesto semplice e dimenticato. La Scuola è un invito a tornare bambini, ma anche a riscoprire un tempo in cui bastava poco per sentirsi pieni.

Anna Rita Canone

Donald Trump, quando il falso diventa plausibile

Con l’Intelligenza Artificiale, la rappresentazione non è più soltanto un modo di raccontare la realtà. Diventa uno strumento per costruirla. È questo il punto di partenza del nuovo contenuto pubblicato da SemiotiGram, che analizza il caso Donald Trump come esempio emblematico di una trasformazione più ampia nel sistema dei media.

Non si tratta di semplici immagini virali o provocazioni visive. Secondo l’analisi proposta, siamo di fronte a una strategia narrativa precisa: utilizzare immagini generate con l’AI per condensare significati complessi in forme immediate, emotive e condivisibili.

DALLA REALTÀ ALLA SIMULAZIONE: IL POTERE DELLE IMMAGINI

Nel flusso visivo contemporaneo, chiunque può diventare qualsiasi cosa. Trump viene rappresentato come figura salvifica, guerriero, leader religioso o icona simbolica. Non importa che queste immagini siano false. Importa che funzionino.

L’immagine non dimostra: mostra. E nel mostrare, produce senso. È qui che si verifica uno slittamento decisivo: dalla verifica alla percezione, dal fatto alla sua rappresentazione. La credibilità non deriva più dalla corrispondenza con la realtà, ma dalla coerenza visiva del racconto.

FAKE NEWS VISIVE: QUANDO IL FALSO DIVENTA PLAUSIBILE

Il post analizza non solo le immagini palesemente costruite ma anche altri casi emblematici come quello delle foto in cui Trump “salva” animali, rafforzando una narrazione —già smentita— secondo cui gli immigrati mangerebbero cani e gatti e del video (falso) che mostra Barack Obama arrestato e condotto in carcere.

In entrambi i casi, il meccanismo è lo stesso: contenuti visivi che simulano la realtà con tale efficacia da renderla plausibile, anche quando i fatti non sono mai avvenuti. La loro forza risiede nella capacità di imitare perfettamente l’estetica del reale.

L’IMMAGINE SOSTITUISCE IL FATTO

Il risultato è un cambiamento strutturale nel modo in cui si costruisce il senso. Non è più necessario dimostrare qualcosa: basta mostrarlo.

Arresti che non esistono, scenari mai accaduti, narrazioni costruite visivamente: l’effetto è credibilità. Ma è una credibilità senza verifica.

Il caso analizzato apre una questione che va oltre il dibattito politico o tecnologico. È una questione semiotica. Se tutto può essere rappresentato, se ogni scenario può essere visualizzato con coerenza e realismo, allora il problema non è più distinguere tra vero e falso. Il problema è comprendere come il senso viene costruito.

«Non siamo più davanti a una distorsione dell’informazione, ma a una sua riconfigurazione» emerge dall’analisi. L’immagine non interpreta la realtà: la sostituisce» commentano i realizzatori del nuovo post sul profilo Instagram di SemiotiGram, diretto dalla semiologa Bianca Terracciano, che propone contenuti divulgativi che applicano gli strumenti della semiotica all’analisi di arte, moda, musica, meme, cibo, crime, viaggi e cultura digitale, offrendo una lettura critica dei linguaggi mediali e delle narrazioni contemporanee.

Il contenuto fa parte del progetto “SemiotiGram”, laboratorio digitale nato nell’ambito del corso di Semiotica dei media presso il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale (CoRiS) della Sapienza Università di Roma.

Attraverso un linguaggio visivo e accessibile, il progetto traduce i concetti teorici della semiotica in strumenti di lettura critica dei fenomeni contemporanei: dalla politica ai social media, dalle fake news alle culture digitali. Perché oggi, più che chiedersi se qualcosa sia vero, diventa necessario chiedersi perché appare vero.

Anna Rita Canone

Cristiano Godano a Peschiera del Garda per il gran finale di Arilica

Ospite d’onore sarà, domenica 26 aprile Cristiano Godano, leader della band Marlene Kuntz che, in piazza San Marco alle ore 17:00, presenterà il suo ultimo libro “Il suono della rabbia”, opera che raccoglie riflessioni su arte, società e attualità. Il testo analizza la crisi climatica, le disuguaglianze e le dinamiche dei social media, proponendo la rabbia come indignazione costruttiva contro l’indifferenza e la deriva occidentale.

“Godano” afferma il direttore artistico del Festival Matteo Vanzan, “non parla di musica solo come intrattenimento, ma come uno strumento per leggere la realtà. Il libro contiene analisi profonde su artisti che lo hanno influenzato, come Neil Young, Nick Cave e Iggy Pop, esplorando il concetto di libertà e integrità artistica. C’è anche spazio per i ricordi legati ai Marlene Kuntz, come i 30 anni di Catartica, ma sempre con uno sguardo rivolto al presente. È con grandissimo piacere che Arilica ospita una figura così rilevante per la nascita e lo sviluppo della musica e dell’arte italiana”.”

Il titolo richiama una “rabbia” che non è distruttiva, ma costruttiva: è la frustrazione di un cittadino consapevole davanti al degrado della società e all’emergenza climatica proseguendo il percorso iniziato con l’album “Karma Clima” con l’obiettivo di esortare il lettore a non restare in silenzio di fronte alla crisi ambientale. “I risultati del Festival” continua Matteo Vanzan “ci hanno sorpresi tutti, non ci aspettavamo che, alla sua prima edizione, registrasse un tutto esaurito a tutti gli eventi in programma e questo dimostra la lungimiranza dell’Assessore alla Cultura Elisa Ciminelli che ha voluto e ideato questa manifestazione. Migliaia di persone ci hanno confermato la voglia di Cultura anche durante soggiorni vacanzieri dedicati al relax facendoci comprendere che il Lago di Garda può trasformarsi in un potente propulsore di arte e cultura”.

 Ingresso gratuito a tutti gli eventi

PROGRAMMA DEL FESTIVAL E MAGGIORI INFORMAZIONI SUL SITO:

WWW.ARILICAFESTIVAL.IT

Anna Rita Canone

Osservatorio Aidit: turismo in forte peggioramento

Il 94,3% delle agenzie registra un calo, il 70,3% parla di contrazione molto significativa

Roma, 23 aprile 2026 – Ad un mese dalla prima rilevazione, il mercato del turismo organizzato italiano registra un deciso peggioramento, con un passaggio da fase di difficoltà a fase di contrazione diffusa e strutturata.

È quanto emerge dall’aggiornamento dell’Osservatorio AIDIT Federturismo Confindustria, realizzato il 21 aprile 2026 su un campione di 336 agenzie di viaggio distribuite su tutto il territorio nazionale .

I dati evidenziano deterioramento rapido e generalizzato rispetto alla precedente rilevazione:

  • il 94,3% degli operatori segnala un calo del business (era l’83,5%)
  • il 70,3% registra un calo marcato, contro l’11,5% rilevato poche settimane prima
  • nessun operatore (0%) prevede una crescita nel 2026

Un’evoluzione che, come evidenziato nell’analisi dell’Osservatorio, segna il passaggio da una fase di incertezza a una condizione di difficoltà consolidata del mercato .

Oltre alle vendite in contrazione, all’aumento di richieste di sicurezza e garanzie (26,4%), emerge fortemente il fenomeno del rallentamento delle decisioni da parte dei clienti. Il posticipo delle decisioni di acquisto è stato riscontrato dal ben il 61% delle agenzie. Non si tratta quindi di una crisi della domanda, ma di una crisi di fiducia, che coinvolge il 67,5% dei clienti.

Il cliente continua a desiderare il viaggio, ma lo affronta con una logica difensiva, valutando ogni scelta in termini di rischio.

Uno degli elementi più critici emersi nell’aggiornamento riguarda l’impatto dell’informazione, in particolare sul tema del carburante aereo. La disinformazione e l’allarme jet fuel hanno esercitato un tragico effetto amplificatore-

  • il 53% dei clienti manifesta preoccupazioni legate al jet fuel, più che per il conflitto in se (30,4%) e per l’aumento dei costi (15,7%).

Nel complesso, i clienti appaiono più confusi (63,7%), più prudenti (15,4%) e con una accresciuta esigenza di consulenza generale (14,5%).

  • il 100% degli operatori segnala un impatto significativo dei media sulla domanda (il 77% gli attribuisce un ruolo determinante nel calo delle vendite)
  • il 93% dichiara di dover correggere informazioni errate o distorte

Si evidenzia quindi un fenomeno nuovo: il cliente arriva già informato, ma spesso su basi non corrette, con un effetto diretto sulla propensione all’acquisto.

Questo genera:

  • maggiore complessità nella gestione commerciale
  • aumento dei tempi di consulenza
  • ulteriore rallentamento delle decisioni

Le agenzie diventano sempre più un punto di riferimento per:

  • interpretare il contesto
  • rassicurare il cliente
  • guidare le scelte

Relativamente alla nuova geografia turistica, oltre all’annullamento pressoché totla del Medioriente, soffrono in particolare l’Egitto (45%) e la Turchia (37,8%). Non recupera posizioni neanche il Nord America, la destinazione USA resta molto sottotono (10,5%), contrariamente a quello che ha da sempre rappresentato per il turista italiano.  Pur non riuscendo a compensare i cali sulle destinazioni penalizzate, risultano in crescita soprattutto:

  • Italia (57,7%)
  • Europa – short break – 18,1%
  • crociere 12,9%

Si consolida quindi una scelta orientata a prossimità e stabilità percepita.

In questo contesto, emerge con forza il ruolo della distribuzione organizzata:

  • cresce la richiesta di supporto e accompagnamento
  • il 96,1% degli operatori richiede strumenti mediatici per contrastare la disinformazione

Gli agenti di Viaggio in questo momento, poi,  avvertono di vedere pubblicamente riconosciuto il loro ruolo dalle istituzioni (49,1%), il bisogno di linee guide ufficiali da condividere con i clienti (35,5%) e di poter utilizzare più accessibili salvaguardie assicurative (9,35).

«I dati evidenziano un peggioramento netto e rapido del mercato, ma anche una chiave di lettura precisa: non siamo di fronte a una crisi della domanda turistica, ma a una crisi di fiducia che blocca il processo decisionale.»

Dichiara Domenico Pellegrino, Presidente di AIDIT Federturismo Confindustria
«In questo contesto, l’esposizione mediatica su temi come il jet fuel sta contribuendo ad amplificare l’incertezza, generando percezioni non sempre allineate alla realtà operativa. Il risultato è un cliente più informato, ma anche più disorientato.»

Anna Rita Canone

Legal Tech, Budda Law apre la strada

Nel mondo del diritto, dove la precisione di una virgola può ribaltare una sentenza e un riferimento normativo errato può compromettere irrimediabilmente una strategia difensiva, l’intelligenza artificiale compie un passo decisivo verso l’affidabilità totale. Mentre il dibattito globale si divide tra entusiasti e scettici, l’innovazione italiana segna un punto a favore della concretezza con il lancio di Budda Law MCP. Il progetto ambisce a portare una banca dati ottimizzata per l’AI — composta da milioni di documenti tra sentenze, codici, prassi e modelli contrattuali — direttamente all’interno di Claude, il modello di linguaggio di Anthropic che negli ultimi mesi ha scalato le preferenze di avvocati e giuristi d’impresa per le sue i capacità di ragionamento logico e strutturato e, soprattutto, per la facilità di personalizzazioni.

Il grande limite dei modelli generalisti è il fenomeno delle “allucinazioni”, ossia la tendenza a generare frammenti di testo plausibili ma falsi. In ambito legale, ciò si traduce in riferimenti inesistenti (ad esempio sentenze o articoli di legge). Si sono già verificati numerosi casi di atti processuali redatti con LLM di larga diffusione, privi di verticalità nel dominio legale, che sono risultati affetti da gravi “allucinazioni”, con conseguenti censure da parte dei giudici e rischi deontologici per gli avvocati.

Il progetto Budda Law mira a risolvere questa criticità e attraverso il Model Context Protocol (MCP), uno standard aperto introdotto da Anthropic. Grazie a questo connettore, Claude cessa di essere un sistema “chiuso” che attinge solo alla sua conoscenza pregressa (spesso ferma a mesi prima) e diventa un sistema “aperto”. In tempo reale, durante una conversazione, l’AI riconosce la necessità di un dato certo, interroga le banche dati di Budda Law e ancora ogni sua deduzione a fonti reali, verificate e aggiornate, ad esempio pronunce di Cassazione o delle corti di merito.

La visione di Budda Law è quella di trasformare Claude in un vero e proprio ambiente di lavoro. I professionisti più innovatori stanno già costruendo su Claude i propri “agenti” personalizzati in grado di gestire attività complesse  come due diligence contrattuali o controlli di conformità normativa (compliance check).

In questo scenario, Budda Law MCP funge da “biblioteca universale” sempre disponibile. Un avvocato può chiedere a Claude di analizzare una bozza contrattuale e, contemporaneamente, il modello utilizzerà il connettore per confrontare le clausole con i modelli standard di Budda Law, segnalando discrepanze o citando sentenze recenti che potrebbero inficiare la validità di una specifica pattuizione. Il risultato è un dialogo multi-turno dove l’utente approfondisce, chiede chiarimenti e riceve pareri legali fondati su dati di fatto, mantenendo sempre il contesto della conversazione.

Il connettore espone un’architettura informativa imponente. Budda Law ha strutturato la ricerca intelligente su sette aree del diritto (tributario, civile, procedura civile, penale, amministrativo, privacy, lavoro), integrando una ricerca ibrida che combina parole chiave e semantica. Questo significa che l’AI comprende l’intento del giurista anche quando la terminologia utilizzata non è identica a quella della sentenza cercata.

L’accesso è esteso anche ai cataloghi di atti processuali e contratti. Un giurista d’impresa può navigare tra modelli organizzati per categoria, accedendo ai requisiti specifici di ogni tipologia contrattuale senza mai uscire dall’interfaccia di Claude. Questo approccio “trasparente” elimina le barriere tecniche: non servono competenze di programmazione per utilizzare questi strumenti, basta saper dialogare con la macchina.

“La scelta di puntare su Claude non è casuale”, commentano i founder di Budda Law. “Mentre il mercato inizialmente si era concentrato su ChatGPT (che ad onor del vero fu la prima a lanciare i GPTs, versioni di GPT personalizzate per specifici task)  la comunità legale internazionale, negli ultimi mesi, ha iniziato, con grande entusiasmo, a gravitare attorno ai modelli di Anthropic. In Italia, in particolare, sta nascendo una community di giuristi-innovatori che vede in Claude non un chatbot, ma un sistema operativo per il diritto. Gli avvocati stanno iniziando a parlare, con sempre maggiore frequenza, di skills, agenti, plugin e così via. Con questa mossa, ci posizioniamo come il primo operatore italiano pronto a integrare le proprie banche dati nell’ecosistema di Anthropic. La nostra missione non cambia: vogliamo rendere accessibile e affidabile la ricerca giuridica attraverso l’AI. Cambia solo il canale: portiamo la conoscenza dove i professionisti stanno già lavorando”.

Il sistema oggi è utilmente impiegato non solo dagli avvocati, ma anche da giuristi d’impresa, consulenti del lavoro, commercialisti, notai e più in generale da tutti i professionisti che fanno della ricerca giuridica e della compliance normativa il cuore del proprio lavoro quotidiano. Una platea ampia, trasversale, che trova in Budda Law un unico ambiente verificato su cui costruire i propri flussi operativi.

SCHEDA DI APPROFONDIMENTO

Budda Law è la startup legal-tech che sta trasformando l’accesso al diritto in Italia. Nata nel gennaio 2025 dall’intuizione di tre avvocati quarantenni — Roberto Alma, Daniele Costa e Matteo Moscioni — la piattaforma è operativa da luglio dello scorso anno con headquarter a Roma e un polo R&D a Villorba (TV). Il cuore del progetto è un imponente database proprietario di centinaia di GB, che raccoglie oltre due milioni di sentenze dal 2019 ad oggi, coprendo Cassazione, Corti di merito, ambito tributario e privacy (con l’imminente arrivo della giurisprudenza amministrativa). Grazie a questo patrimonio e al know-how del founder Roberto Alma, anche laureato in informatica, Budda Law genera pareri argomentati, risponde a quesiti e crea contratti personalizzati basati su riferimenti reali. L’innovazione risiede nella democratizzazione del servizio: la piattaforma adotta un modello a “crediti” senza abbonamenti obbligatori, permettendo pagamenti per singola interrogazione. I numeri certificano il successo: circa 2.000 utenti attivi, 2.500 interrogazioni mensili e oltre 10.000 pareri legali già generati. Con una crescita di 200 nuovi utenti al mese, Budda Law si impone come il nuovo punto di riferimento per aziende e studi legali che cercano rapidità, affidabilità e costi contenuti.

Anna Rita Canone

Al via le Olimpiadi Lasalliane, la più grande sfida sportiva delle scuole italiane

Gli Istituti Filippin si preparano a vivere una stagione sportiva storica. In onore dell’anno olimpico, i classici giochi studenteschi cambiano pelle e diventano le Olimpiadi Lasalliane. Non si tratta di un semplice cambio di nome, ma di una rivoluzione strutturale che trasforma il campus in un villaggio olimpico permanente per quasi un mese.

La vera svolta dell’edizione 2026 risiede nell’estensione dell’invito: non più una selezione ristretta, ma la partecipazione di tutte le scuole lasalliane d’Italia. Per gestire questo imponente afflusso, l’organizzazione ha previsto un calendario dilatato in tre momenti distinti, capaci di accogliere un numero record di partecipanti. Dal 22 al 24 aprile saranno protagonisti gli studenti dei Licei, con circa 300 atleti impegnati nelle diverse discipline, dal 28 al 30 aprile: spazio ai piccoli della Scuola Primaria, che con 430 atleti porteranno energia e gioco puro sul campo; infine dal 6 all’8 maggio gran finale con le Scuole Medie, il gruppo più numeroso che vedrà sfidarsi ben 615 atleti.

L’obiettivo dell’evento, coordinato dalla rete La Salle Italia, è quello di promuovere i valori di lealtà, inclusione e sana competizione. Ogni appuntamento da tre giornate offrirà non solo gare, ma anche momenti di convivialità e scambio culturale tra studenti provenienti da diverse regioni, consolidando quel senso di appartenenza che caratterizza la tradizione pedagogica lasalliana.

Con oltre 1.300 atleti totali, le Olimpiadi Lasalliane al Filippin si confermano come uno dei più rilevanti eventi sportivi giovanili del territorio, capaci di coniugare la memoria dei recenti Giochi Olimpici mondiali con la vitalità di una comunità educativa che non smette di correre verso il futuro.

«Le Olimpiadi Lasalliane rappresentano per i nostri Istituti un momento di altissimo valore didattico, che va ben oltre la semplice competizione atletica», commenta Sileno Rampado, dirigente scolastico degli Istituti Filippin. «Lo sport è, per sua natura, una “palestra di vita” fondamentale per i giovani: insegna il rispetto delle regole, la gestione della fatica e la capacità di rialzarsi dopo una sconfitta. Inserire un evento di questa portata nel nostro piano formativo significa riconoscere il movimento e il benessere corporeo come parti integranti della crescita intellettuale e relazionale. Vedere studenti provenienti da tutta Italia incontrarsi nel nostro campus testimonia la forza della rete La Salle nel promuovere una fratellanza concreta. In un’epoca dominata dal virtuale, restituire ai ragazzi il campo da gioco, il confronto fisico leale e il senso di appartenenza a una squadra è il miglior investimento educativo che possiamo fare. Lo sport diventa così un linguaggio universale che abbatte le barriere e forma i cittadini di domani, capaci di lottare per un obiettivo comune con lealtà e passione».

I Giochi Lasalliani affondano le loro radici nel 1969, quando nacquero nella Scuola Media di Spin di Romano d’Ezzelino, nel Vicentino. Fin da allora, l’obiettivo è stato quello di creare occasioni di incontro tra studenti di diverse scuole, rafforzando il senso di comunità attraverso la pratica sportiva e i valori della fraternità, della lealtà e del rispetto. Dopo la chiusura della scuola di Spin, la manifestazione ha trovato nuova vita prima a Milano, poi a Parma e infine a Paderno del Grappa, dove continua ancora oggi.

Tra i ragazzi che nel corso degli anni hanno partecipato ai giochi, va citato Pierfrancesco Pavoni, medaglia d’argento nei 100 metri piani agli Europei di Atene 1982.  L’atleta è stato insignito nel 2004 del Premio Filippin, dove ha raggiunto la maturità nel 1979. È stato il primo italiano a giungere in una finale a livello mondiale nella gara dei 100 metri piani. Ha detenuto per 23 anni il record italiano dei 60 metri piani indoor, battuto nel 2013 da Michael Tumi.

Ma tra i promotori dei giochi anche Gigi Agnolin, all’anagrafe Luigi Agnolin (Bassano del Grappa, 21 marzo 1943 – Roma, 29 settembre 2018), è stato uno dei più celebri arbitri italiani di calcio; nei primi anni Settanta era insegnante di nuoto agli istituti Filippin ed è stato tra i fondatori dei giochi. Arbitro di Serie A dal 1973 al 1990, ha diretto oltre 200 partite nella massima serie e ha partecipato a grandi competizioni internazionali: tra queste, il Mondiale del 1986 in Messico e quello del 1990 in Italia.

SCHEDE DI APPROFONDIMENTO

Giochi Lasalliani, la mappa delle scuole partecipanti: numeri e provenienze

Sono decine gli istituti coinvolti nei Giochi Lasalliani, tra scuole primarie, secondarie e licei, a testimonianza di una rete educativa capillare che attraversa l’Italia e si estende anche oltre confine. I numeri raccontano una partecipazione ampia e articolata, con centinaia di studenti accompagnati da docenti e referenti scolastici.

Milano

Nel capoluogo lombardo si registra una delle presenze più consistenti. L’Istituto Gonzaga partecipa con 48 allievi e 4 accompagnatori nella primaria, a cui si aggiungono 50 studenti e 3 accompagnatori nella secondaria. L’Istituto San Giuseppe schiera 45 allievi e 5 accompagnatori nella primaria, oltre a 50 studenti e 4 accompagnatori nella secondaria.

Parma

Dalla città emiliana arriva l’Istituto de La Salle, con una presenza significativa sia nella primaria (60 allievi e 4 accompagnatori) sia nella secondaria di primo grado (60 allievi e 5 accompagnatori), confermando una partecipazione stabile e numericamente rilevante.

Roma

La capitale rappresenta il principale polo per numero di istituti coinvolti. L’Istituto Pio IX partecipa con 41 allievi e 3 accompagnatori nella primaria e con 16 studenti e 1 accompagnatore nel liceo. La Scuola La Salle conta 42 allievi e 6 accompagnatori. L’Istituto Villa Flaminia è presente con 49 allievi e 6 accompagnatori nella primaria, 51 studenti e 5 accompagnatori nella secondaria, e 56 studenti con 4 accompagnatori nel liceo. Sempre a Roma, il Collegio San Giuseppe registra 46 allievi e 4 accompagnatori sia nella secondaria sia nel liceo. L’Istituto Colle La Salle partecipa con 57 studenti e 4 accompagnatori, mentre l’Istituto Gonzaga Roma è presente con 45 studenti e 3 accompagnatori nel liceo.

Torino

Il Collegio San Giuseppe si distingue con una delegazione numerosa: 70 studenti nella secondaria di primo grado, senza indicazione di accompagnatori nel dato disponibile.

Biella

L’Istituto La Marmora porta una delle rappresentanze più ampie della secondaria, con 67 allievi e 6 accompagnatori.

Francia

Presenza anche oltre i confini italiani con La Salle Prengy, in Alta Savoia (Francia), che partecipa con 55 studenti, confermando la dimensione europea dell’evento.

Gli Istituti Filippin: storia, didattica e strutture

Gli Istituti Filippin di Pieve del Grappa affondano le radici nel 1924, quando monsignor Erminio Filippin fondò l’Istituto, poi affidato nel 1958 alla guida della Congregazione dei Fratelli delle Scuole Cristiane. Oggi, sotto la direzione scolastica del professor Sileno Rampado, rappresentano uno dei poli educativi più prestigiosi d’Italia, con circa 500 studenti, dalla scuola dell’infanzia ai licei scientifico, scientifico scienze applicate ed economico sociale, e 140 collaboratori tra docenti e personale di servizio.

L’offerta formativa è fortemente orientata all’internazionalizzazione, con certificazioni linguistiche e informatiche, percorsi di doppio diploma italo-statunitense e italo-britannico, Year Abroad, global lessons e stage linguistici. Il campus ospita anche il CIMBA, centro di alta formazione manageriale e di leadership riconosciuto a livello internazionale.

La struttura, oggi denominata La Salle Campus, si estende su 30.600 metri quadri immersi in un parco di 35 ettari. Dispone di 40 aule didattiche, 450 posti letto in camere moderne e attrezzate, e spazi polifunzionali per eventi e conferenze, tra cui un teatro da 300 posti.

Il Centro Sportivo, uno dei più completi a livello regionale, conta oltre 20 impianti tra cui un palazzetto con 400 posti a sedere, due palestre con sala pesi, una sauna, una piscina a quattro corsie, una piscina specialistica per rieducazione motoria, due campi da calcio regolamentari, due campi da calcio per allenamenti, una pista di atletica a quattro corsie con pedane per il lancio del peso, del disco e del giavellotto, quattro campi da tennis, due campi da basket all’aperto, un campo da rugby, campi di calcetto su cemento e su erba, e campi di pallavolo.

Gli Istituti Filippin, collegati a una rete internazionale di 928 scuole lasalliane nel mondo, continuano a formare generazioni di studenti con una proposta educativa che unisce eccellenza accademica, valori cristiani e apertura globale.

“Liberalè”, l’evento che rigenera il campetto da basket con la street art

Un campetto da basket che è punto di aggregazione storico per la comunità, recinzioni deteriorate dal tempo e un’illuminazione non più adeguata. La parrocchia del Duomo di Castelfranco Veneto, i volontari di LiberAlè ed una rete di associazioni. Questi gli ingredienti di un progetto di rigenerazione urbana e sociale dove i contributi di ogni singolo stanno costruendo nuove relazioni e rinnovando lo spirito di comunità. È questo lo scenario da cui l’area adiacente al Palazzetto di Castelfranco Veneto si prepara a diventare laboratorio di innovazione, rinnovando la tradizione di cuore pulsante dell’attività sportiva dei più giovani, trasformandosi da spazio poco attrattivo e carico dei segni del tempo a piattaforma di sperimentazione per nuove forme di interazione tra sport, arte e socialità. La rinascita è vicina: il “Progetto PALA” sta lavorando in sinergia con parrocchia del Duomo, volontari e sponsor per rinnovare il patto urbano e sociale tra questi luoghi e la comunità di Castelfranco Veneto.

Il progetto sarà presentato ufficialmente dal 24 al 26 aprile, nel corso di Liberal’è, la storica sagra di San Liberale tornata in vita lo scorso anno grazie al lavoro di un gruppo di volontari. Dal 24 al 26 aprile va in scena una festa tra musica, sport e tradizione. Si parte venerdì con aperitivo, paella su prenotazione e concerto dei Tabasco Shot. Sabato protagonista il “Torneo de Castèo” di basket con centinaia di bambini, seguito dal pranzo ANPI, torneo di burraco e live serali. Domenica spazio a famiglie e territorio: biciclettata, tornei di calcio in memoria dell’allenatore castellano Odilo D’Andrea, giochi, rievocazioni storiche e spettacoli per bambini. A mezzogiorno il pranzo di San Liberale, in chiusura una jam session musicale aperta a tutti. Tre giorni pensati per coinvolgere la comunità tra cultura, sport e intrattenimento.

L’edizione 2026 sostiene la riqualificazione del campetto da basket del Palazzetto, che si intende restituire alla città come spazio di incontro, sport e socialità. L’iniziativa è resa possibile grazie al lavoro dei volontari, al supporto della parrocchia, delle associazioni locali e degli sponsor del territorio.

“PALA” evoca contemporaneamente la struttura fisica del Palazzetto, la celebre Pala del Giorgione (reinterpretata graficamente sul cemento) e il gesto del “darci dentro con la pala” per rimettere in moto il territorio. Il progetto è stato presentato in anteprima nei giorni scorsi all’interno della sala conferenze di Prodeco Pharma, partner dell’evento. Al centro dell’intervento spicca la riqualificazione artistica del campo da basket affidata allo street artist padovano Alessandro Doro, in arte Maria Doro, noto per il celebre sticker del pomodoro, diffuso in tutta Italia, autore di progetti analoghi a Cittadella e che nel curriculum ha anche una esposizione alla Gypsotheca del Canova di Possagno e persino il Lapponia (Polo Nord), che trasporrà l’opera del Giorgione in una forma geometrica contemporanea utilizzando vernici antiscivolo ad alta resistenza.

Con il supporto di partner tecnici come lo 593 STUDIO e Asile’s World LAB, Castelfranco si prepara dunque a scommettere sulla “rigenerazione urbana leggera”: un connubio tra sport e cultura capace di restituire dignità e sicurezza al quartiere.

L’opera di street art al campetto sarà realizzata entro il 11 luglio, quando è previsto un torneo di basket 3×3 in occasione dell’inaugurazione dello spazio. Ma il progetto complessivo non riguarda solo l’arte. Se si riusciranno a raccogliere i fondi necessari, nel corso del tempo il piano prevede interventi strutturali concreti: la sistemazione di un box in lamiera, l’installazione di una fontanella a tempo e di luci sensorizzate per aumentare la sicurezza, oltre al ripristino delle aree danneggiate e delle reti.

SCHEDA – GLI EVENTI DELLA FESTA DI SAN LIBERALE

Festa di San Liberale – “LiberAlè 2026”

 24, 25 e 26 aprile – Castelfranco Veneto

Torna anche quest’anno la Festa di San Liberale, “LiberAlè”, un appuntamento che si conferma come momento centrale di incontro per la comunità di Castelfranco Veneto. Tre giornate pensate per valorizzare lo stare insieme, tra tradizione, intrattenimento, sport e proposta gastronomica accessibile.  Per tutta la durata della manifestazione sarà attivo il chiosco gastronomico, con una proposta pensata per essere semplice, varia e accessibile. Il menu comprende panini (hamburger, hot dog, salsiccia, porchetta e falafel) al prezzo calmierato di 7 euro, e specialità con polenta come seppie in umido e baccalà, oltre a fritti come patatine e nuggets. In linea con la filosofia della festa, è stata mantenuta una formula “anti-rincaro”: con 10 euro è possibile consumare panino e birra piccola, per favorire una partecipazione ampia e inclusiva.

Venerdì 24 aprile la festa prende il via per l’aperitivo, dalle ore 18:00 con l’apertura dei cancelli e dei chioschi. In serata, dalle 19:30, è prevista la proposta speciale della “paella dea robi” (su prenotazione entro il 19 Aprile), Paella preparata dalla storica pescheria Giorgione, seguita da musica dal vivo dalle ore 21:00 con gli Tabasco Shot, una band che propone il meglio della musica rock messicana e chicana in uno spettacolo energico e travolgente!

Sabato 25 aprile sarà una giornata intensa, che si apre con il torneo di basket “Torneo de Castèo” alla terza edizione organizzata dalla pallacanestro 1952, presenti centinaia di bambini di diverse squadre limitrofe, con premiazioni nel tardo pomeriggio. A pranzo si terrà il tradizionale Pranzo della Liberazione dell’ANPI (su prenotazione entro il 19 Aprile), mentre alla sera spazio al torneo di burraco con Cena. La serata si sposterà poi con musica live dalle ore 21:00 con i gruppi Maybe Wonders e The Huragano Hill.

Domenica 26 aprile sarà dedicata in particolare a famiglie e territorio: si parte con la biciclettata di San Liberale organizzata dalla FIAB CASTELLANA, tornei di calcio in onore a ODILLO D’ANDREA organizzata dalla Asd Rossostellato Giorgione. E poi giochi da tavolo con “il Richiamo dei Giochi”, area associazioni, rievocazioni storiche e attività per bambini.  Non mancheranno spettacoli, laboratori creativi e momenti culturali. Tra questi lo spettacolo di burattini “arlecchino e brighella incontrano il piccolo principe” di Giuliano Tonin e Bianca Carlesso, liberamente ispirato al piccolo principe di Saint Exupéry e Cartoni di Cartone con Soffi in soffitta.   A mezzogiorno si svolgerà il tradizionale Pranzo di San Liberale (su prenotazione) della parrocchia del Duomo.  La giornata si concluderà con la jam session “Universo La Stanza”, uno spettacolo musicale basato sull’improvvisazione, dalle ore 21:30. 12 musicisti con un mediatori di eccezione saliranno sul palco per regalarci qualcosa di unico. Tutti i musicisti Castellani e non sono invitati a partecipare!

Anna Rita Canone

Venezia, premiato il cortometraggio che abbatte i “Mille Ponti”

Il corto di WowProduction, casa di produzione di Venezia, che racconta tra le calli di Venezia la relazione tra due giovani (lei in carrozzina, lui normodotato) torna alla ribalta nazionale. In occasione del quinto anniversario di WeShort, la piattaforma che diffonde i migliori cortometraggi (25.000 cortometraggi candidati e 4.000 titoli selezionati con milioni di spettatori in tutto il mondo), l’opera “Mille Ponti” di Nicolò Novek è stata infatti selezionata tra le tre migliori nella storia di WeShort, con l’occasione il cortometraggio è stato riproposto on line su Coming Soon.

“La scelta è basata sui contenuti: sono stati selezionati tre cortometraggi che rappresentano in modo autentico la direzione che stiamo costruendo”, spiega Alex Loprieno, fondatore e CEO della piattaforma, ha deciso di premiare tre cortometraggi tra tutti quelli caricati. “Oltre a “Mille Ponti”, abbiamo scelto “Drop” e “North Star”. Tre visioni diverse. Un’unica consapevolezza: il cortometraggio non è più un formato di passaggio, ma un linguaggio centrale nello storytelling contemporaneo”.

“Sono profondamente orgoglioso del percorso di Mille Ponti e della collaborazione con WowProduction, che ha creduto fin dall’inizio nella possibilità di unire cinema d’autore e responsabilità sociale”, dichiara il regista Nicolò Novek. “Essere scelti da WeShort tra i cortometraggi più rappresentativi della piattaforma è una grande responsabilità, oltre che un onore; poter condividere questo racconto di inclusione e abbattimento delle barriere con un pubblico così significativo, è davvero un privilegio”.

Dopo il debutto all’81ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, il corto arriva così a maturità. Il lavoro era già stato presentato al Senato e poi aveva avuto la sua vita naturale, distribuito nelle sale cinematografiche e acclamato dal pubblico e dalla critica. A due anni dalla sua uscita continua a far parlare di sé. Diretto da Nicolò Novek, “Mille Ponti” è una storia di amore e resilienza ambientata tra le bellezze di Venezia, una città che incanta e, al contempo, sfida. Al centro della narrazione, una carrozzina diventa metafora di un cammino verso la conquista di spazi, sogni e diritti, ricordandoci quanto le barriere architettoniche siano un riflesso di quelle sociali e culturali.

La storia? Chiara (Emma Padoan) e Tommaso (Giulio Foccardi) vivono una relazione particolare. Lei è ormai costretta su una sedia a rotelle, lui se ne prende cura con amore, ma il sacrificio comincia a minare la stabilità del loro legame. Il corto prova a raccontare una situazione complessa senza facili soluzioni narrative, mentre il copione di Novek e Claudia Sferrazza ha il coraggio di non dare per scontato che l’amore sopravviva a qualsiasi prova, anche se nessuno dei due personaggi si dimostra mai egoista.

“Crediamo fermamente che il cinema non debba solo intrattenere, ma agire come un potente catalizzatore di cambiamento sociale”, dichiara Nicolò Mazzurco, founder di WowProduction, che fa parte della galassia di WowHaus. “Il successo di “Mille Ponti” rappresenta perfettamente questa nostra missione: abbiamo voluto investire su una storia di resilienza e amore che affronta il tema dell’inclusione senza retorica, mettendo a nudo la complessità delle barriere umane e architettoniche. Vedere quest’opera celebrata in un contesto istituzionale prestigioso come il Senato e selezionata da una realtà globale come WeShort è per noi motivo di grande orgoglio. È la dimostrazione che il cortometraggio è oggi un linguaggio maturo e necessario, capace di connettere sensibilità diverse e di avviare dialoghi urgenti su temi universali. Continueremo a sostenere visioni coraggiose come quella di Nicolò Novek, convinti che l’eccellenza produttiva debba sempre camminare di pari passo con la responsabilità etica e la valorizzazione della diversità”.

SCHEDA DI APPROFONDIMENTO WOWPRODUCTION

WowProduction è la casa di produzione del Gruppo WowHaus con sede a Venezia, dove audiovisivo, storytelling e innovazione digitale si incontrano per dare forma a contenuti multimediali: creative ads, corporate video, cortometraggi, produzioni virtuali e VFX, social & live storytelling, video musicali, eventi e live broadcasting fino ad arrivare alle riprese aeree e i video 360°. Oggi in WowProduction lavorano diversi professionisti, coordinati da Nicolò Mazzurco. La maggior parte è under 30: dal CEO alla produzione, dai creativi ai fotografi e filmmaker. Negli ultimi anni, WowProduction ha ampliato il proprio raggio d’azione alla produzione cinematografica internazionale, realizzando cortometraggi d’autore. Non solo, è nato anche il progetto WowFrame, nuovo modo di raccontare le aziende attraverso il cinema: invece di messaggi pubblicitari diretti, si realizzano cortometraggi che parlano di valori, visioni e identità con il linguaggio delle storie.

I CORTOMETRAGGI DI WOWPRODUCTION

Tra i cortometraggi realizzati da WowProduction vanno citati “Mille Ponti” (2023), che racconta della storia d’amore di una giovane coppia tra Venezia e i suoi ponti, esplorando il tema della disabilità in una relazione che avviene in un luogo per definizione inaccessibile. Il corto ha già fatto il suo giro, tra l’81ª Mostra del Cinema di Venezia e il Senato della Repubblica, dove ha aperto discussioni importanti sui temi dell’inclusione e della disabilità, grazie anche all’appoggio dell’Onorevole Valentina Grippo. Ora, in partnership con WeShort, piattaforma digitale dedicata ai cortometraggi di qualità, Mille Ponti arriva sullo schermo per un pubblico ancora più ampio.

C’è poi “Trucco&Parrucco” (2024), frizzante commedia italo-argentina nata dalla co-produzione internazionale con Devil May Care e Criatura Films, storia leggera con l’interpretazione delle interpreti argentine Johanna Chiefo e Danae Cisneros. Tra i premi che il film ha già raccolto si contano il Best Short Film al New York International Film Awards, Best Story al Sarajevo Fashion Film Festival e Best Story al Chicago Feedback Film Festival, oltre che la menzione d’onore in più di altri dieci festival di cortometraggi internazionali.

Infine, insieme all’azienda americana ItaliaPass nasce il progetto  “Lucrezia’s Mind Palace”: una galleria immersiva nel cuore di Roma dedicata a Lucrezia Borgia e destinata al pubblico americano in visita in Italia. Non è solo una mostra, ma un’esperienza multisensoriale. Il progetto nasce dalla trasformazione dei sotterranei conosciuti come “Borgia Dungeon”, ora diventati uno spazio esclusivo, dove arte, cinema e narrazione si incontrano.  15th Century Bachelorette è il filo rosso che accompagna i visitatori in un racconto: un cortometraggio che esplora con ironia e profondità la vita di Lucrezia Borgia, interpretata dalla talentuosa Jenny De Nucci.

Ciani 4Ever, donati macchinari medici per 20.000 Euro

Agli ospedali veneziani

Si è conclusa la campagna solidale Ciani 4Christmas 2025, promossa da Ciani 4Ever, associazione con sede nel Veneziano. Grazie alla generosità di cittadini, aziende e sostenitori, l’associazione ha trasformato i fondi raccolti in una donazione concreta di strumentazione medica per un valore complessivo di 20.000 euro, destinata a potenziare i servizi sanitari del territorio.

Alla conferenza stampa di presentazione dei risultati, tenutasi nella cornice di Forte Marghera, sono intervenuti il direttore dei Servizi Socio-Sanitari dell’Ulss 3, il dottor Massimo Maritati, il primario del reparto di Pediatria dell’Ospedale di Mirano, il dottor Luca De Bortoli, e la presidente di AVAPO Mestre, Stefania Bullo. In rappresentanza del Comune di Venezia, hanno espresso il loro plauso gli assessori Paola Mar e Simone Venturini, sottolineando l’importanza del “fare rete” tra associazionismo e istituzioni.

Nello specifico, la donazione ha permesso di consegnare alla Pediatria di Mirano una sonda ecografica per esami diagnostici, un monitor multiparametrico per la rianimazione, una sedia bilancia, fondamentale per i piccoli pazienti con difficoltà motorie e uno scanner venoso, strumento d’avanguardia che permette di visualizzare le vene in modo immediato, rendendo i prelievi molto meno traumatici. Ad Avapo Mestre è stato invece consegnato un concentratore d’ossigeno ad alto flusso, che riveste un valore simbolico e umano profondissimo per l’associazione, essendo stato un supporto vitale utilizzato dallo stesso Ciani durante il suo percorso di cura.

Su queste basi prende forma il prossimo grande appuntamento firmato dall’associazione Ciani 4EVER, nata per ricordare Gianluca “Ciani” Pistolato, amato batterista che ha suonato con diverse band del Veneziano. Originario di Zelarino, Ciani è scomparso nel 2019 a soli 44 anni a causa di una neoplasia polmonare. 

La prossima edizione del Ciani Live Aid, in programma da giovedì 3 a domenica 6 settembre nell’area degli impianti sportivi di Zelarino si è già messa in moto: una macchina organizzativa imponente che poggia sull’impegno di oltre 250 volontari per un totale di oltre 5.000 ore di lavoro.

Oltre al fitto programma di tributi sul palco principale (dai Pooh ai Coldplay, dai Pink Floyd agli Eagles), la grande novità del 2026 sarà il “Green Stage”: a partire dalle ore 17:00, il prato di Zelarino si animerà con un palco dedicato ai giovani musicisti emergenti, offrendo loro uno spazio di visibilità prima dei main act serali.

Accanto alla musica e alla convivialità, il Ciani Live Aid manterrà al centro la propria vocazione al sostegno di realtà come Istituto Oncologico Veneto (IOV), AVAPO, AIPD, Black Lions e Millennium Basket.

Infine, per rendere il messaggio ancora più capillare, è stata presentata la partnership con la cooperativa Radiotaxi: un mezzo brandizzato con la livrea ufficiale dell’evento circolerà nei prossimi mesi per le strade della città, promuovendo la manifestazione e la missione solidale dell’associazione.  Con l’ingresso rigorosamente gratuito, Ciani 4Ever rinnova un impegno che unisce memoria, partecipazione e supporto reale alla comunità.

Anna Rita Canone

Turismo: estate 2026 più cara, voli +20% e rincari bagagli

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La prima cerimonia Kaitai del Sud Italia da Roji a Nola con l’eccellenza Balfegó

A Nola la prima cerimonia Kaitai conquista il Sud Italia: da Roji il rito giapponese incontra l’eccellenza spagnola Balfegó

Nola (NA) – Luci soffuse, atmosfera zen e un silenzio carico di attesa: è così che prende vita, da Roji a Nola, un evento destinato a segnare un momento storico per la gastronomia del Sud Italia. Per la prima volta, la cerimonia giapponese del Kaitai — l’antica arte del taglio del tonno — viene celebrata in forma autentica, trasformando una cena in un vero e proprio rito culturale.

“Benvenuti e Irasshaimase”. Giovanni Napolitano apre la serata dell’8 aprile 2026, accogliendo e accompagnando gli ospiti in un viaggio che affonda le radici nell’epoca Edo, dove tecnica, rispetto e spiritualità si fondono in un unico gesto. Non è solo spettacolo, ma un’esperienza immersiva che racconta il valore del cibo, della tradizione e della materia prima.

Il protagonista: il tonno Balfegó, eccellenza mondiale

Al centro della scena, il tonno rosso del Mediterraneo firmato Balfegó, azienda leader nella pesca etica e sostenibile. Un modello innovativo che parte dalla cattura durante la migrazione per poi proseguire in allevamenti in mare aperto a oltre 80 metri di profondità, dove i tonni vengono nutriti in modo controllato per garantire qualità, sicurezza e una perfetta marezzatura.

Elemento distintivo è anche la totale tracciabilità: ogni taglio servito può essere “raccontato” attraverso un QR code, offrendo al cliente informazioni dettagliate su origine, qualità e caratteristiche del pesce.

La scienza incontra la tradizione: la tecnica Ike Jime

Fondamentale per l’eccellenza del prodotto è la tecnica giapponese Ike Jime, un metodo che agisce sul sistema nervoso del pesce, garantendo una morte immediata e senza stress. Il risultato è una carne più dolce, priva di acidità e capace di sviluppare al massimo il sapore umami grazie alla conservazione dell’ATP.

Il cuore dell’evento: la cerimonia Kaitai

Quando il maestro entra in scena con i coltelli, il tempo sembra fermarsi. La cerimonia si sviluppa in tre momenti simbolici:

  • Kashira Otoshi: il distacco della testa, gesto solenne che apre il rito
  • Kama Oroshi: il taglio del collare, una delle parti più pregiate e marmorizzate
  • Sanmai Oroshi: la divisione in tre parti, una danza precisa lungo la spina dorsale

Non è semplice lavorazione: è rispetto per il “re del mare”, trasformato davanti agli ospiti in autentici gioielli gastronomici.

Dal rito al gusto: un percorso gastronomico d’autore

Dopo la cerimonia, l’esperienza continua con un percorso degustazione che attraversa tutte le sfumature del tonno:

  • Nakauchi, tartare prelevata direttamente dalla lisca, pura essenza marina
  • Piatti creativi come shiso in tempura con tartare e caviale, carpacci e chutoro affumicato
  • Un raffinato percorso kaiseki, tra sashimi selezionati, nigiri e temaki reinterpretati
  • Piatti signature come ossobuco di Wagyu con tartare di tonno e costata cotta in robata

Un’esperienza davvero unica, non solo per il palato, arricchita da professionisti delle arti marziali giapponesi e dal rituale dei tipici tamburi che hanno fatto da cornice e sottofondo nel corso di tutte le fasi dell’evento.

Il tutto accompagnato da un pairing di alto livello, dai sake premium come Heaven’s Sake fino al whisky giapponese Fuji Santoku.

Un finale simbolico: il Daruma della perseveranza

A chiudere la serata, un gesto carico di significato: il dono del Daruma, simbolo zen di determinazione. Una tradizione che invita ogni ospite a fissare un obiettivo, colorando un occhio della bambola, per poi completarlo solo al raggiungimento del traguardo.

Un evento che segna un punto di svolta

La prima cerimonia Kaitai del Sud Italia non è stata solo un evento gastronomico, ma un ponte culturale tra Giappone e Mediterraneo. Roji Japan Fusion Restaurant si conferma così non solo ristorante, ma luogo di esperienza e ricerca, capace di portare a Napoli una nuova visione della cucina: più consapevole, rituale e profondamente emozionale grazie alla lungimiranza e perseveranza di Giovanni Napolitano insieme a Erasmo De Risi, Gina Audia e Luigi Policastro.

Un debutto che potrebbe aprire la strada a una nuova stagione della ristorazione d’eccellenza nel Mezzogiorno.

Anna Rita Canone

Slow Food Campi Flegrei, 4 lezioni di cucina con la chef Gena Iodice de “La Marchesella” a Giugliano in Campania (NA)

Valorizzare la tradizione gastronomica e i prodotti del territorio flegreo attraverso la cucina. Con questo obiettivo la Condotta Slow Food Campi Flegrei ha ideato il format “A lezioni di cucina”, un ciclo di quattro incontri guidati dalla chef Gena Iodice del ristorante pizzeria La Marchesella, dal 23 marzo al 25 maggio 2026, situato a Giugliano in Campania, in via Marchesella.

Le lezioni sono  strutturate come veri momenti di formazione gastronomica dedicati ai prodotti e alle tradizioni culinarie del territorio. Ogni incontro prevede una prima parte teorica dedicata alle materie prime e alla cultura gastronomica locale, seguita dalla dimostrazione pratica della chef insieme alle allieve e agli studenti della “classe”. Al termine dello show cooking i partecipanti si ritrovano a degustare insieme alla chef i piatti preparati durante la lezione, accompagnati da vini del territorio.

Il calendario (l’orario va dalle 18 alle 20) è iniziato il 23 marzo 2026 con l’appuntamento dedicato alla “Pasta fresca: dal grano alla tavola”; il 20 aprile 2026 sarà il turno dell’evento su “I piatti della domenica: ragù napoletano e genovese”, con un piccolo focus a proposito della lardiata, non a caso piatto forte, cavallo di battaglia sia tra i primi di pasta coi mezzanelli nel menu, sia tra le pizze come topping alla Marchesella; l’11 maggio 2026 tocca al tema del “Pesce azzurro: dai crudi ai fritti”; chiusura in bellezza e dolcezza il 25 maggio 2026 con l’incontro dal titolo “Il cibo degli dei: a lezione di cioccolato”.

La chef Gena Iodice è custode di una lunga tradizione gastronomica familiare. Alla guida della storica trattoria Fenesta Verde, fondata dai nonni nel 1948, e del ristorante La Marchesella di Giugliano in Campania in via Marchesella, porta avanti una cucina profondamente legata al territorio e alla filosofia Slow Food, valorizzando ricette della tradizione e ingredienti selezionati, il che le ha fatto guadagnare la coccinella e l’ingresso nei nell’Alleanza dei cuochi Slow Food.

Il corso completo (quattro incontri) costa 160 euro per i soci Slow Food, 160 euro per gli under 30 non soci con tessera Slow Food inclusa e 185 euro per gli over 30 non soci con tessera inclusa. È possibile partecipare anche alle singole lezioni: 45 euro per i soci Slow Food e 55 euro per i non soci.

Per informazioni e iscrizioni: campiflegrei@network.slowfood.it oppure WhatsApp 347 750 8516.

La Condotta Slow Food Campi Flegrei promuove iniziative dedicate alla tutela della biodiversità e alla valorizzazione delle produzioni locali, diffondendo la cultura del cibo “buono, pulito e giusto”, principio fondante del movimento Slow Food.

Anna Rita Canone

“Così piccolo, così potente”: il 5X1000 a Fondazione Foresta rompe il silenzio sulla fertilità maschile

Il tema della denatalità è sempre più centrale nelle politiche socio-sanitarie di tutta Europa. In Francia, il governo ha varato un piano per la preservazione della fertilità che prevede l’invio di una comunicazione a tutti i 29enni per informarli sui limiti biologici della fertilità e sulle possibilità di preservarla, oltre al rafforzamento dei percorsi di accesso alla crioconservazione degli ovociti per le donne. Il Presidente Macron lo definisce “riarmo demografico” per contrastare il forte calo della fertilità che conta meno di 700 mila nuovi nati nel 2023. 

In Toscana il dibattito si è acceso attorno alla possibilità di sostenere economicamente il congelamento degli ovociti e, più in generale, attorno a una maggiore attenzione pubblica alla procreazione medicalmente assistita (PMA). Il tema è diventato da diverso tempo una questione di sanità pubblica con le Regioni che però hanno regole e ritmi differenziati con l’età di accesso alla PMA e l’organizzazione dei servizi. Anche le imprese private iniziano a muoversi: il caso Diesel, con l’inserimento del congelamento degli ovuli tra i benefit aziendali, ha mostrato che la fertilità è ormai entrata anche nel linguaggio del welfare, sollevando alcune critiche. 

È su questo tema su cui si focalizza la nuova campagna 5×1000 di Fondazione Foresta ETS, “Così piccolo, così potente”, riferendosi allo spermatozoo e al suo viaggio verso l’ovocita. Ma non solo. In occasione della campagna, Fondazione Foresta ETS riafferma la propria missione civile e scientifica ponendosi come interlocutore autorevole per le istituzioni.

“Consapevole che la crisi demografica non si risolve con annunci, ma con una strategia clinica e sociale di lungo respiro, dichiariamo la nostra piena disponibilità a partecipare a un tavolo di confronto tecnico con il Governo e le principali società scientifiche”, dichiara il professor Carlo Foresta, presidente e fondatore della Fondazione. “L’obiettivo è trasformare la prevenzione dell’infertilità e la tutela della salute riproduttiva maschile in pilastri dell’agenda pubblica, portando proposte concrete basate su vent’anni di ricerca e screening sul campo per contrastare efficacemente la denatalità in Italia. La fertilità non può più essere considerata un fatto privato da affrontare tardi, quando il problema è già esploso e diventa più difficile da trattare, allungando ulteriormente i tempi per la ricerca di un figlio quando già le coppie si avvicinano sempre più tardi alla genitorialità”.

Ed è proprio qui che la campagna di Fondazione Foresta ETS assume un significato che va oltre la raccolta fondi. Perché, se da un lato chiede ai cittadini di sostenere concretamente attività già esistenti, dall’altro ricorda alle istituzioni che l’infertilità non si affronta con slogan sulla natalità. La Fondazione, anche attraverso i propri progetti nelle scuole e le campagne di prevenzione, lavora esattamente in questa direzione. 

“Questo tema si affronta con informazione precoce, prevenzione, educazione sessuale, accesso agli screening, ricerca clinica e strumenti che permettano ai giovani di conoscere davvero i tempi e i rischi della propria salute riproduttiva”, conclude Foresta. “Il punto, allora, è semplice: se in Francia il tema è arrivato al centro dell’agenda pubblica e se anche regioni e aziende iniziano a interrogarsi su strumenti concreti, l’Italia non può continuare a parlare di denatalità ignorando la prevenzione dell’infertilità. Il rischio è di trasformare un problema sanitario e sociale in un dibattito ideologico. E invece servirebbe una scelta politica chiara: riconoscere che tutelare la fertilità significa tutelare la salute. Bisogna informare i giovani prima, spiegare i fattori di rischio, rendere accessibili controlli e percorsi di tutela della fertilità e da parte dello Stato incentivare il welfare per le giovani coppie con figli”.

Anna Rita Canone

Dottorato honoris causa per Francesca Albanese

Lo scorso 3 aprile tre università fiamminghe hanno insignito la relatrice italiana all’ONU per la Palestina, la dottoressa Francesca Albanese (già laureata in Italia in giurisprudenza, con lode, a Pisa) di un dottorato di ricerca honoris causa.

Le tre università coinvolte sono l’Università di Anversa, l’Università di Gand e la Vrije Universiteit Brussel.

Il video presente su Instagram (https://www.instagram.com/nojusticenopeace_italy/?e=86dd19bc-29b7-43b3-b615-a50ea24e5e22&g=5) riporta le motivazioni: << Jan Danckaert (rettore della VUB): “La Vrije Universiteit Brussel sostiene la ricerca libera, il dialogo critico e un impegno incrollabile per i diritti umani. Con questo dottorato honoris causa riconosciamo non solo l’expertise accademica e giuridica di Francesca Albanese, ma anche il suo coraggio nel difendere il diritto internazionale in modo coerente. In tempi turbolenti è fondamentale che le università continuino a sottolineare l’importanza del diritto internazionale.”

Gli atenei confermano che: “Con questo dottorato congiunto, l’Università di Anversa, l’Università di Gand e la Vrije Universiteit Brussel confermano il loro impegno per la libertà accademica, la solidarietà internazionale e la protezione universale dei diritti umani”>>.

Su Threads la notizia è data dal cantante d’opera Pietro Spagnoli, che scrive così: “È la prima volta nella storia del Paese che tre atenei di questo livello si uniscono per un riconoscimento simile.

Il rettore della UAntwerpen è stato chiarissimo: “Nonostante le enormi pressioni internazionali e gli attacchi personali, ha proseguito il suo lavoro onestamente”.

Questo premio è un segnale per la libertà accademica.

E in Italia? Il silenzio. Francesca Albanese è diffamata, ostracizzata e la politica nazionale, invece di sostenerne le battaglie, usa (e abusa) della posizione per colpire il personaggio.

Il Belgio ospita probabilmente la più alta concentrazione di giornalisti italiani all’estero. Eppure, è imbarazzante dover constatare che un micro-portale come il nostro sia l’unico ad aver rilanciato questa notizia in lingua italiana”.

Un ulteriore riconoscimento è in arrivo dalla Costa Rica. https://www.dirittiglobali.it/ riporta, infatti, che “Il Consiglio dell’Università, nelle sue deliberazioni, sottolinea il “profondo impegno di Francesca Albanese nella ricerca della verità, della giustizia e della dignità umana, nonché nella promozione della pace e nella ferma difesa dei diritti umani.

Il Consiglio universitario dell’Università della Costa Rica ha approvato il conferimento del titolo di Dottore Honoris Causa alla Dott.ssa Francesca Albanese, illustre avvocata specializzata in diritto internazionale, diritti umani e sfollamenti forzati, che dal 2022 è Relatrice speciale delle Nazioni Unite (ONU) sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati e prima donna a ricoprire tale incarico”.

I principali quotidiani nazionali, però, tacciono le due notizie.

Peccato!

Una nostra connazionale, infangata e sottovalutata in Italia, riceve prestigiosi riconoscimenti da istituzioni universitarie non farlocche e la stampa tace la notizia.

Nemo propheta in patria“.

Anna Rita Canone

 Premiato il cortometraggio che abbatte i “Mille Ponti”: la disabilità oltre le barriere architettoniche

Il corto di WowProduction, casa di produzione di Venezia, che racconta tra le calli di Venezia la relazione tra due giovani (lei in carrozzina, lui normodotato) torna alla ribalta nazionale. In occasione del quinto anniversario di WeShort, la piattaforma che diffonde i migliori cortometraggi (25.000 cortometraggi candidati e 4.000 titoli selezionati con milioni di spettatori in tutto il mondo), l’opera “Mille Ponti” di Nicolò Novek è stata infatti selezionata tra le tre migliori nella storia di WeShort, con l’occasione il cortometraggio è stato riproposto on line su Coming Soon.

“La scelta è basata sui contenuti: sono stati selezionati tre cortometraggi che rappresentano in modo autentico la direzione che stiamo costruendo”, spiega Alex Loprieno, fondatore e CEO della piattaforma, ha deciso di premiare tre cortometraggi tra tutti quelli caricati. “Oltre a “Mille Ponti”, abbiamo scelto “Drop” e “North Star”. Tre visioni diverse. Un’unica consapevolezza: il cortometraggio non è più un formato di passaggio, ma un linguaggio centrale nello storytelling contemporaneo”.

“Sono profondamente orgoglioso del percorso di Mille Ponti e della collaborazione con WowProduction, che ha creduto fin dall’inizio nella possibilità di unire cinema d’autore e responsabilità sociale”, dichiara il regista Nicolò Novek. “Essere scelti da WeShort tra i cortometraggi più rappresentativi della piattaforma è una grande responsabilità, oltre che un onore; poter condividere questo racconto di inclusione e abbattimento delle barriere con un pubblico così significativo, è davvero un privilegio”.

Dopo il debutto all’81ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, il corto arriva così a maturità. Il lavoro era già stato presentato al Senato e poi aveva avuto la sua vita naturale, distribuito nelle sale cinematografiche e acclamato dal pubblico e dalla critica. A due anni dalla sua uscita continua a far parlare di sé. Diretto da Nicolò Novek, “Mille Ponti” è una storia di amore e resilienza ambientata tra le bellezze di Venezia, una città che incanta e, al contempo, sfida. Al centro della narrazione, una carrozzina diventa metafora di un cammino verso la conquista di spazi, sogni e diritti, ricordandoci quanto le barriere architettoniche siano un riflesso di quelle sociali e culturali.

La storia? Chiara (Emma Padoan) e Tommaso (Giulio Foccardi) vivono una relazione particolare. Lei è ormai costretta su una sedia a rotelle, lui se ne prende cura con amore, ma il sacrificio comincia a minare la stabilità del loro legame. Il corto prova a raccontare una situazione complessa senza facili soluzioni narrative, mentre il copione di Novek e Claudia Sferrazza ha il coraggio di non dare per scontato che l’amore sopravviva a qualsiasi prova, anche se nessuno dei due personaggi si dimostra mai egoista.

“Crediamo fermamente che il cinema non debba solo intrattenere, ma agire come un potente catalizzatore di cambiamento sociale”, dichiara Nicolò Mazzurco, founder di WowProduction, che fa parte della galassia di WowHaus. “Il successo di “Mille Ponti” rappresenta perfettamente questa nostra missione: abbiamo voluto investire su una storia di resilienza e amore che affronta il tema dell’inclusione senza retorica, mettendo a nudo la complessità delle barriere umane e architettoniche. Vedere quest’opera celebrata in un contesto istituzionale prestigioso come il Senato e selezionata da una realtà globale come WeShort è per noi motivo di grande orgoglio. È la dimostrazione che il cortometraggio è oggi un linguaggio maturo e necessario, capace di connettere sensibilità diverse e di avviare dialoghi urgenti su temi universali. Continueremo a sostenere visioni coraggiose come quella di Nicolò Novek, convinti che l’eccellenza produttiva debba sempre camminare di pari passo con la responsabilità etica e la valorizzazione della diversità”.

SCHEDA DI APPROFONDIMENTO WOWPRODUCTION

WowProduction è la casa di produzione del Gruppo WowHaus con sede a Venezia, dove audiovisivo, storytelling e innovazione digitale si incontrano per dare forma a contenuti multimediali: creative ads, corporate video, cortometraggi, produzioni virtuali e VFX, social & live storytelling, video musicali, eventi e live broadcasting fino ad arrivare alle riprese aeree e i video 360°. Oggi in WowProduction lavorano diversi professionisti, coordinati da Nicolò Mazzurco. La maggior parte è under 30: dal CEO alla produzione, dai creativi ai fotografi e filmmaker. Negli ultimi anni, WowProduction ha ampliato il proprio raggio d’azione alla produzione cinematografica internazionale, realizzando cortometraggi d’autore. Non solo, è nato anche il progetto WowFrame, nuovo modo di raccontare le aziende attraverso il cinema: invece di messaggi pubblicitari diretti, si realizzano cortometraggi che parlano di valori, visioni e identità con il linguaggio delle storie.

I CORTOMETRAGGI DI WOWPRODUCTION

Tra i cortometraggi realizzati da WowProduction vanno citati “Mille Ponti” (2023), che racconta della storia d’amore di una giovane coppia tra Venezia e i suoi ponti, esplorando il tema della disabilità in una relazione che avviene in un luogo per definizione inaccessibile. Il corto ha già fatto il suo giro, tra l’81ª Mostra del Cinema di Venezia e il Senato della Repubblica, dove ha aperto discussioni importanti sui temi dell’inclusione e della disabilità, grazie anche all’appoggio dell’Onorevole Valentina Grippo. Ora, in partnership con WeShort, piattaforma digitale dedicata ai cortometraggi di qualità, Mille Ponti arriva sullo schermo per un pubblico ancora più ampio.

C’è poi “Trucco&Parrucco” (2024), frizzante commedia italo-argentina nata dalla co-produzione internazionale con Devil May Care e Criatura Films, storia leggera con l’interpretazione delle interpreti argentine Johanna Chiefo e Danae Cisneros. Tra i premi che il film ha già raccolto si contano il Best Short Film al New York International Film Awards, Best Story al Sarajevo Fashion Film Festival e Best Story al Chicago Feedback Film Festival, oltre che la menzione d’onore in più di altri dieci festival di cortometraggi internazionali.

Infine, insieme all’azienda americana ItaliaPass nasce il progetto “Lucrezia’s Mind Palace”: una galleria immersiva nel cuore di Roma dedicata a Lucrezia Borgia e destinata al pubblico americano in visita in Italia. Non è solo una mostra, ma un’esperienza multisensoriale. Il progetto nasce dalla trasformazione dei sotterranei conosciuti come “Borgia Dungeon”, ora diventati uno spazio esclusivo, dove arte, cinema e narrazione si incontrano. 15th Century Bachelorette è il filo rosso che accompagna i visitatori in un racconto: un cortometraggio che esplora con ironia e profondità la vita di Lucrezia Borgia, interpretata dalla talentuosa Jenny De Nucci.

Anna Rita Canone

Finanza climatica, tra fede e investimento

Roma, 08 aprile 2026 – La finanza climatica non è soltanto una leva economica, ma un atto culturale, quasi esistenziale. È da questa prospettiva che Giorgio Mottironi firma l’articolo “Credo o son fesso? Filosofia della finanza climatica”, pubblicato sul numero di marzo/aprile de L’Ecofuturo Magazine, rivista bimestrale dedicata ai temi dell’innovazione ambientale, dell’energia e della transizione ecologica.

Nel suo contributo Giorgio Mottironi, manager, imprenditore e divulgatore attivo nei settori della sostenibilità e della finanza green, propone una riflessione originale che intreccia filosofia, economia e sostenibilità, partendo da un presupposto radicale: la finanza è, prima di tutto, un atto di fede.

Attraverso il richiamo al pensiero di Giorgio Agamben e alla radice etimologica del termine “credito” (dal greco pistis, fede), l’autore costruisce una lettura della finanza come: atto di fiducia nel futuro, strumento di trasformazione della realtà, nonché espressione di convinzioni individuali e collettive.

In questa chiave, la finanza climatica diventa la forma più avanzata di investimento: una proiezione concreta della speranza in un futuro sostenibile.
 

I numeri della finanza climatica

L’analisi di Giorgio Mottironi si inserisce in un contesto globale in forte evoluzione:

  • 1,9 trilioni di dollari il valore della finanza climatica nel 2023;
  • 65% proveniente dal settore privato;
  • 38% generato da investitori individuali (circa 470 miliardi).

La crescita è significativa rispetto agli 1,3 trilioni del 2022, ma ancora distante dai 5 trilioni annui necessari per rispettare gli Accordi di Parigi.

Il dato centrale è chiaro: la partecipazione diffusa degli individui sta diventando un fattore determinante.

Tra geopolitica e nuova rivoluzione industriale

Mottironi inserisce la finanza climatica all’interno di una lettura macroeconomica più ampia, richiamando la teoria delle “onde lunghe” di Nikolai Kondratiev.

Secondo questa interpretazione, il sistema economico globale sarebbe oggi all’inizio di una nuova fase ciclica, incamminato verso una sesta rivoluzione industriale caratterizzata da:

  • elettrificazione dei consumi;
  • energie rinnovabili;
  • intelligenza artificiale.

Un passaggio che ridefinisce non solo i mercati, ma anche la distribuzione del valore economico globale.

Una finanza più democratica

Nel testo la posizione di Giorgio Mottironi è netta: la finanza climatica può rappresentare un’opportunità storica per:

  • redistribuire l’accesso alla ricchezza;
  • favorire la partecipazione diffusa agli investimenti green;
  • contrastare modelli economici sempre più concentrati.

Un approccio coerente con il percorso professionale di Mottironi, manager e divulgatore impegnato nei settori della sostenibilità, dell’energia e del crowdinvesting.
 

Chi è Giorgio Mottironi

Giorgio Mottironi è un manager, imprenditore e divulgatore attivo nei settori della sostenibilità e della finanza green. Avvia il suo percorso nel marketing sportivo e ambientale per poi operare nella strategia nel settore energetico. Nel 2017 co-fonda la società di consulenza BAngel e nel 2018 entra nel team fondatore di Ener2Crowd.

Nel 2023 viene nominato Special Assistant to the Secretary-General for Environmental and Scientific Affairs dell’Organizzazione Mondiale per le Relazioni Internazionali (WOIR) e dal 2025 è Energy and Environment Senior Researcher dell’ International Center for Social Research.

È autore e divulgatore sui temi di:

  • finanza climatica;
  • educazione finanziaria;
  • transizione energetica.

Promuove un modello basato su:

  • partecipazione diffusa;
  • trasparenza finanziaria;
  • impatto ambientale misurabile.

Conclusioni

L’articolo pubblicato da Giorgio Mottironi su L’Ecofuturo Magazine rappresenta un contributo rilevante al dibattito contemporaneo sulla sostenibilità, spostando il focus dalla finanza come tecnica alla finanza come scelta culturale e collettiva.

In un momento in cui la transizione ecologica è sempre più al centro delle politiche globali, il tema della fiducia —individuale e sistemica— si conferma così come uno degli snodi decisivi per il futuro.

Anna Rita Canone