Oggi iniziano i corsi dello chef napoletano Ciro che insegna l’arte della pizza ai disoccupati bresciani

A Brescia, lontano dal mare ma non dall’odore di farina e lievito, Ciro Di Maio ha deciso che il successo non basta più. Dopo aver lasciato Frattamaggiore, alle porte di Napoli, e aver costruito nel Nord Italia una carriera solida da pizzaiolo e imprenditore, oggi il suo mestiere prende una direzione nuova: diventare strumento di riscatto sociale.

È così che prosegue l’avventura di “San Ciro”, la sua pizzeria con sede a Brescia. Il nome del locale deriva da quello dei nonni, sia materno che paterno, di Ciro. Figure importanti nella sua vita, come quella del padre, che per rimediare al suo passato ha dedicato il suo tempo al volontariato e ad aiutare i giovani ad uscire dalla droga collaborando con una comunità per salvare i tossicodipendenti.

Chef Ciro è convinto che la pizza sia molto più di un prodotto gastronomico. È una lingua universale, comprensibile a tutti, che può diventare un ponte tra chi arriva e chi accoglie, tra chi ha perso il lavoro e chi cerca una seconda possibilità. «Io sono partito da zero – racconta spesso – e se ce l’ho fatta è perché qualcuno mi ha dato fiducia. Ora tocca a me restituire».

Per questo, dal 23 febbraio al 13 marzo 2026, a Brescia, prenderà il via un corso di Pizzaiolo della durata di 76 ore, organizzato da Politiche del Lavoro Srl in collaborazione con la Pizzeria San Ciro. Il corso è rivolto a persone disoccupate ed è finanziato dal programma GOL – Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori – di Regione Lombardia. Un progetto inserito nelle politiche attive del lavoro, con un obiettivo chiaro: trasformare una passione in competenza certificata e, soprattutto, spendibile nel mercato.

Politiche del Lavoro Srl è un ente accreditato dalla Regione Lombardia per l’erogazione dei servizi al lavoro e alla formazione, attivo da anni sul territorio con sedi a Brescia, Bergamo e Milano. “La centralità della persona e la libertà di scelta sono i nostri principi guida”, spiegano dall’ente. “In questo caso, la scelta è quella di puntare su un mestiere antico ma sempre attuale, capace di offrire concrete opportunità occupazionali”. Per informazioni sul corso è possibile contattare la segreteria organizzativa al numero 030.6480467 o all’indirizzo formazione@politichedelavoro.it.

Al termine del corso verranno rilasciati l’attestato di competenza di Pizzaiolo e l’attestato HACCP, passaggi fondamentali per un inserimento regolare nel settore della ristorazione. Ma il valore aggiunto, qui, non sta solo nei certificati. Sta nel metodo e nelle persone. Ciro Di Maio, infatti, da anni affianca immigrati e disoccupati nel loro percorso professionale. Li prende quando spesso sono relegati al ruolo di lavapiatti e li accompagna, giorno dopo giorno, verso la cucina e il banco della pizza. Spiega i gesti, corregge gli errori, trasmette un sapere che non è solo tecnico ma anche umano. «Il mestiere si impara stando accanto», ripete. E non si ferma alla formazione sul campo: quando può, aiuta anche con le procedure burocratiche, orientando chi è spaesato tra documenti e permessi.

C’è un episodio che racconta più di molti discorsi. A un suo dipendente, immigrato africano, Di Maio ha pagato il viaggio per tornare a casa a Natale, per rivedere i familiari che non potevano permetterselo. Un gesto semplice, che dice molto della sua idea di impresa: un luogo dove il lavoro non è solo produzione, ma relazione, responsabilità, cura. Ma non è il solo, Chef Ciro è noto a Brescia anche per il suo impegno nel carcere Canton Mombello di Brescia, dove ha insegnato l’arte bianca ai detenuti. Qualche tempo fa, si era dedicato anche alla formazione anche nel Rione Sanità di Napoli, una zona che a lui ricorda la via dove è cresciuto, via Rossini a Frattamaggiore. L’istituto che ha abbracciato il suo progetto è stato quello alberghiero D’Este Caracciolo.

“Io ho lasciato Sud per cercare fortuna e l’ho trovata”, spiega Ciro. “A Brescia ho costruito il mio successo professionale, ma oggi guardo oltre il mio locale. La pizza è uno strumento di emancipazione, un modo per restituire dignità a chi l’ha persa, per rimettere in moto vite rimaste ferme troppo a lungo. In un tempo in cui il lavoro è spesso precario e disumanizzato, iniziative come questa raccontano un’altra possibilità: quella di un’economia che include, che forma, che non scarta. Farina, acqua, lievito e mani che imparano. A volte basta questo per cambiare una storia”.

SCHEDA SAN CIRO

Ciro Di Maio nasce a Frattamaggiore, un comune del Napoletano, nel 1990. Mamma casalinga, papà dal passato burrascoso. Le sue prime esperienze nel lavoro sono a 14 anni, poi si iscrive all’Alberghiero, ma a 18 anni lascia gli studi e inizia a lavorare. Nel 2015, la svolta: trova un lavoro da pizzaiolo per una grossa catena in Lombardia, poi riesce a rilevare quella pizzeria assieme a sei soci, infine diventa titolare unico. È così che è iniziata l’avventura “San Ciro”, il suo locale a Brescia (vicino al multisala Oz, in via Sorbanella) che oggi impiega una quindicina di persone ed è noto per la veracità delle sue pizze, ma anche per il suo menù alla carta di alta cucina. Un locale amato perché rappresenta la tradizione napoletana, a partire dagli ingredienti: olio dop, mozzarella di bufala campana dop, pomodorino del Piennolo, ricotta di bufala omogeneizzata e porchetta di Ariccia Igp. Fondamentale è la pasta: ogni giorno viene scelto il livello esatto di idratazione, in base all’umidità di giornata. In menù ha la pizza verace, ma anche il battilocchio, la pizza fatta da un impasto fritto nell’olio bollente e subito servito avvolto in carta paglia. Le pizze sono tutte diverse, sono fatte artigianalmente. Ciro lo ripete spesso. “Mi piace tirare le orecchie alle pizze, ognuna ha il suo carattere e deve mostrarlo, odio le pizze perfettamente rotonde e se c’è più pomodoro da una parte rispetto ad un’altra è perché usiamo pomodori veri”. Molti i vip che lo amano, le pareti del suo ristorante sono piene di fotografie. Tra le altre anche Eva Henger, che è stata a cucinare pizze una sera da lui. Senza dimenticare i giocatori del Brescia Calcio, che quando possono, anche dopo le partite, lo passano a salutare.

Anna Rita Canone

Resolfin e Resolglass: storia di un gruppo romano che unisce artigianato, innovazione e sostenibilità, lavorando per il Quirinale, la NATO e la FAO

Tutto nasce a Roma, nel 1964, in un piccolo laboratorio dove metallo e cristallo vengono lavorati con cura artigianale. È lì che Giacomo Scozzari, padre dell’attuale titolare, costruisce le fondamenta di un’impresa che oggi dialoga con le massime istituzioni dello Stato e con i mercati internazionali.

Sessant’anni dopo, quell’eredità è diventata il Gruppo Resolfin, realtà romana che ha saputo trasformare l’artigianato in industria avanzata senza perdere il legame con il territorio.

«Roma è la nostra radice e la nostra identità. Qui abbiamo imparato che la qualità non è un’opzione, è una responsabilità» sottolinea Enrico Scozzari, imprenditore romano classe 1969, fondatore e amministratore del gruppo.

DAI SUPPORTI PER BANDIERE ALLE ISTITUZIONI DELLO STATO

La storia imprenditoriale prende una svolta alla fine degli anni ’90. Dopo un’esperienza nella Polizia di Stato e una laurea in Giurisprudenza, Enrico Scozzari decide di dedicarsi completamente all’impresa.

Inizia come subappaltatore nella produzione di supporti metallici per bandiere. Poi, di fronte a difficoltà di mercato e mancati pagamenti, decide di rivolgersi direttamente al cliente finale.

«Direi che tutto nasce dalla voglia di non arrendersi mai. Quando il mercato cambiò e mi trovai con il magazzino pieno di materie prime, andai in Cina e iniziai a importare direttamente le bandiere. Poi nel 2013 abbiamo iniziato a stamparle internamente» racconta Scozzari.

Oggi il gruppo vanta oltre 5.000 installazioni, con clienti come la Presidenza della Repubblica, la NATO, la FAO, la Marina Militare e numerosi Ministeri ed enti pubblici.

ROMA COME LABORATORIO DI INNOVAZIONE

Resolfin ha depositato e ottenuto una decina di brevetti per invenzione industriale.

Tra questi anche Hercules, Kingpole, Bandiera Luminosa, Moorsimply (braccio elettromeccanico per l’ormeggio nautico), Glassblock (innovativa pinza per balaustre in vetro strutturale capace di sostenere spinte superiori a 200 kg).

Solo nel 2025 sono stati installati oltre 5.000 metri lineari di balaustre in vetro su edifici di nuova costruzione.

Con il brand Resolglass, il gruppo romano è entrato nell’architettura e nel real estate, portando innovazione tecnica nel settore edilizio.

LA SVOLTA GREEN NATA A POMEZIA

La sostenibilità non è un’etichetta, ma un modello industriale. Dal 2018 l’azienda è energeticamente indipendente, grazie a un impianto fotovoltaico sul tetto dello stabilimento.

«Durante l’aumento dei prezzi dell’energia nel 2021-2022 abbiamo risparmiato decine di migliaia di euro grazie alla nostra autonomia energetica. Essere virtuosi conviene: dal punto di vista ambientale e anche economico» spiega Enrico Scozzari.

Partner di Legambiente, partner tecnico di Marevivo, Resolfin è oggi l’unica azienda italiana a produrre bandiere con tessuto ricavato al 62% da plastiche recuperate in mare.

E anche nel settore edilizio, Resolglass utilizza materiali riciclati e vetro 100% riciclabile, con l’obiettivo di contribuire a una transizione climatica concreta.

Nel 2026 lancerà inoltre un progetto di riciclo certificato delle bandiere per eventi, con misurazione dell’effettivo risparmio di CO2.

L’IDENTITÀ ROMANA COME VALORE

Roma non è solo sede. È cultura del dettaglio, artigianalità, relazione con le istituzioni, capacità di dialogare con la storia. Dal laboratorio del 1964 ai cantieri contemporanei, la traiettoria è rimasta coerente: innovare senza perdere identità.

«Il futuro non si aspetta: si progetta. E Roma, per noi, è il punto di partenza» conclude Enrico Scozzari.

Anna Rita Canone

Il Pittore Campano Fernando Mangone porta l’antica Pompei in Olanda

È la forza millenaria di Pompei a varcare nuovamente i confini nazionali nel nuovo progetto artistico di Fernando Mangone, che ha portato in Olanda l’anima visiva dell’antica città vesuviana con un omaggio intenso e contemporaneo alla Villa dei Misteri. L’esposizione si è svolta presso la struttura Monte Giove, in Brink 8 a Norg, grazie all’ospitalità della Famiglia Joudieh, trasformando lo spazio olandese in un luogo di dialogo tra archeologia e pittura gestuale.

Per l’artista si tratta di un ritorno nei Paesi Bassi, una terra che ha già incrociato il suo percorso creativo e che oggi accoglie una nuova fase della sua ricerca pittorica. Un ritorno che assume il valore simbolico di un ponte tra passato e presente, tra memoria mediterranea e sensibilità nord europea. Non si tratta di una semplice rilettura degli affreschi pompeiani, ma di un racconto cromatico che restituisce vibrazione, spiritualità e mistero a uno dei luoghi più emblematici della storia antica. Per Mangone, Pompei non è soltanto un sito archeologico: è una radice emotiva, un archivio di simboli, un teatro sospeso tra distruzione e rinascita. È da questa memoria stratificata che prende forma un ciclo pittorico in cui il rosso pompeiano, le figure rituali e le architetture silenziose diventano materia viva, attraversata da luce e movimento.

Nelle tele dedicate alla Villa dei Misteri, il rito antico si trasforma in energia contemporanea. Le figure sembrano emergere dal tempo, avvolte da cromie accese e da una pittura materica che rende la superficie vibrante. L’artista non copia, ma interpreta: dilata i gesti, intensifica i contrasti, trasforma la staticità archeologica in dinamismo visivo. La memoria diventa presente, l’antico dialoga con il moderno, il Mediterraneo incontra il Nord Europa.

L’esposizione a Norg rappresenta così un momento di forte valore simbolico: l’arte campana approda in Olanda e costruisce un dialogo culturale capace di unire territori lontani attraverso un linguaggio universale. Monte Giove diventa spazio di incontro, dove la storia romana si fonde con la sensibilità contemporanea e con uno sguardo internazionale.

“La mia pittura nasce dal desiderio di restituire voce ai luoghi che hanno costruito la nostra identità”, afferma Mangone. “Pompei è silenzio e potenza insieme. Portarla in Olanda significa condividere una memoria che appartiene al mondo intero”.

A sottolineare il valore culturale dell’iniziativa è anche la Presidente della Fondazione Arte Mangone ETS, Anna Coralluzzo, che dichiara: “Questo progetto rappresenta pienamente la missione della Fondazione: valorizzare le radici campane proiettandole in una dimensione internazionale. La rilettura della Villa dei Misteri non è soltanto un omaggio al patrimonio archeologico, ma un atto di dialogo tra culture. Siamo orgogliosi che, attraverso l’arte di Mangone, Pompei continui a vivere e a parlare anche fuori dai confini italiani”.

M5S Campania: “Proposta di legge per includere Marzano Appio nella Comunità montana Monte Santa Croce”

“Abbiamo depositato una proposta di legge per includere il Comune di Marzano Appio nella Comunità montana Monte Santa Croce, modificando la legge regionale che disciplina le Comunità montane e sanando una esclusione che non rifletteva la realtà territoriale”. Dichiara il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle e primo firmatario della legge, Raffaele Aveta.

“La proposta nasce da una richiesta formale dell’Amministrazione comunale e da un pronunciamento favorevole della stessa Comunità montana. Entrambe – continua Aveta – hanno riconosciuto l’evidente continuità geografica e funzionale del territorio. Si tratta di una scelta di coerenza istituzionale: rafforzare l’esercizio associato delle funzioni, migliorare il coordinamento dei servizi e rendere più efficace l’accesso agli strumenti di sviluppo. È un provvedimento che non comporta nuovi o maggiori oneri per il bilancio regionale, ma che può produrre benefici concreti per il territorio. Quando le istituzioni sanno recepire le istanze che arrivano dai Comuni, la politica torna a essere uno strumento utile e credibile”.

“Sono felice, da cittadino di Marzano Appio, luogo dove è nato il Borgo Sociale, di aver sottoscritto insieme al gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle, la proposta di legge per l’inclusione del Comune nella Comunità montana Monte Santa Croce. Marzano Appio è un piccolo paese, ma con un’identità montana chiara, radicata, concreta. Questa inclusione è importante perché favorisce una più coerente organizzazione istituzionale. Significa fortificare la capacità di programmare, accedere a risorse e gestire servizi in modo coordinato. Non è una questione simbolica, ma un intervento che incide sulla qualità delle politiche pubbliche”. Sottolinea il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle e vicepresidente del Consiglio regionale, Luca Trapanese.

“Ringrazio il sindaco Andrea Terranova, il vicesindaco Antonio Angelone e l’assessore Antonio Tedesco per l’impegno. Mi auguro che il Consiglio regionale accolga presto questa proposta di legge, riconoscendo una scelta di buon senso che nasce dai territori”, conclude Trapanese.

Anna Rita Canone

Presentazione cast del film “La squadra 19” con l’attore siciliano Tony Sperandeo, premio David di Donatello, a Maddaloni (CE)

Sarà un appuntamento imperdibile la presentazione del cast del film “Squadra 19”, diretto da Francesco Contrastato e arricchito dalla partecipazione straordinaria di Tony Sperandeo.

L’attore siciliano, celebre per i suoi ruoli intensi e carismatici in produzioni come la serie tv RAI “La Squadra” e il film “I cento passi” di Marco Tullio Giordana – che gli valse il David di Donatello nel 2001 come miglior attore non protagonista in compagnia di Luigi Lo Cascio tra i premiati –, porta lustro al progetto.

Contrastato, regista innovativo, ha scelto un cast di “attori di strada” formati con il suo esclusivo “Metodo Tecnica di Recitazione”, che permette di catturare l’essenza cinematografica in tempo reale.

L’evento è in programma il 20 febbraio 2026 presso il ristorante The Place Maddaloni, in via Viviani, con una cena spettacolo (tra i protagonisti e le anime dell’iniziativa lo chef Nunzio Illuminato de La locanda di Peppe Baita del re, locale di Ottaviano in Provincia di Napoli alle falde del Vesuvio, di ritorno dal Festival di Sanremo 2026).

Anna Rita Canone

Chef Ciro lancia a Brescia il corso da pizzaiolo per disoccupati finanziato dalla regione

A Brescia, lontano dal mare ma non dall’odore di farina e lievito, Ciro Di Maio ha deciso che il successo non basta più. Dopo aver lasciato Frattamaggiore, alle porte di Napoli, e aver costruito nel Nord Italia una carriera solida da pizzaiolo e imprenditore, oggi il suo mestiere prende una direzione nuova: diventare strumento di riscatto sociale. 

È così che prosegue l’avventura di “San Ciro”, la sua pizzeria con sede a Brescia. Il nome del locale deriva da quello dei nonni, sia materno che paterno, di Ciro. Figure importanti nella sua vita, come quella del padre, che per rimediare al suo passato ha dedicato il suo tempo al volontariato e ad aiutare i giovani ad uscire dalla droga collaborando con una comunità per salvare i tossicodipendenti.  

Chef Ciro è convinto che la pizza sia molto più di un prodotto gastronomico. È una lingua universale, comprensibile a tutti, che può diventare un ponte tra chi arriva e chi accoglie, tra chi ha perso il lavoro e chi cerca una seconda possibilità. «Io sono partito da zero – racconta spesso – e se ce l’ho fatta è perché qualcuno mi ha dato fiducia. Ora tocca a me restituire». 

Per questo, dal 23 febbraio al 13 marzo 2026, a Brescia, prenderà il via un corso di Pizzaiolo della durata di 76 ore, organizzato da Politiche del Lavoro Srl in collaborazione con la Pizzeria San Ciro. Il corso è rivolto a persone disoccupate ed è finanziato dal programma GOL – Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori – di Regione Lombardia. Un progetto inserito nelle politiche attive del lavoro, con un obiettivo chiaro: trasformare una passione in competenza certificata e, soprattutto, spendibile nel mercato. 

Politiche del Lavoro Srl è un ente accreditato dalla Regione Lombardia per l’erogazione dei servizi al lavoro e alla formazione, attivo da anni sul territorio con sedi a Brescia, Bergamo e Milano. “La centralità della persona e la libertà di scelta sono i nostri principi guida”, spiegano dall’ente. “In questo caso, la scelta è quella di puntare su un mestiere antico ma sempre attuale, capace di offrire concrete opportunità occupazionali”. Per informazioni sul corso è possibile contattare la segreteria organizzativa al numero 030.6480467 o all’indirizzo formazione@politichedelavoro.it

Al termine del corso verranno rilasciati l’attestato di competenza di Pizzaiolo e l’attestato HACCP, passaggi fondamentali per un inserimento regolare nel settore della ristorazione. Ma il valore aggiunto, qui, non sta solo nei certificati. Sta nel metodo e nelle persone. Ciro Di Maio, infatti, da anni affianca immigrati e disoccupati nel loro percorso professionale. Li prende quando spesso sono relegati al ruolo di lavapiatti e li accompagna, giorno dopo giorno, verso la cucina e il banco della pizza. Spiega i gesti, corregge gli errori, trasmette un sapere che non è solo tecnico ma anche umano. «Il mestiere si impara stando accanto», ripete. E non si ferma alla formazione sul campo: quando può, aiuta anche con le procedure burocratiche, orientando chi è spaesato tra documenti e permessi.

C’è un episodio che racconta più di molti discorsi. A un suo dipendente, immigrato africano, Di Maio ha pagato il viaggio per tornare a casa a Natale, per rivedere i familiari che non potevano permetterselo. Un gesto semplice, che dice molto della sua idea di impresa: un luogo dove il lavoro non è solo produzione, ma relazione, responsabilità, cura. Ma non è il solo, Chef Ciro è noto a Brescia anche per il suo impegno nel carcere Canton Mombello di Brescia, dove ha insegnato l’arte bianca ai detenuti. Qualche tempo fa, si era dedicato anche alla formazione anche nel Rione Sanità di Napoli, una zona che a lui ricorda la via dove è cresciuto, via Rossini a Frattamaggiore. L’istituto che ha abbracciato il suo progetto è stato quello alberghiero D’Este Caracciolo.

“Io ho lasciato Sud per cercare fortuna e l’ho trovata”, spiega Ciro. “A Brescia ho costruito il mio successo professionale, ma oggi guardo oltre il mio locale. La pizza è uno strumento di emancipazione, un modo per restituire dignità a chi l’ha persa, per rimettere in moto vite rimaste ferme troppo a lungo. In un tempo in cui il lavoro è spesso precario e disumanizzato, iniziative come questa raccontano un’altra possibilità: quella di un’economia che include, che forma, che non scarta. Farina, acqua, lievito e mani che imparano. A volte basta questo per cambiare una storia”. 

SCHEDA SAN CIRO 

Ciro Di Maio nasce a Frattamaggiore, un comune del Napoletano, nel 1990. Mamma casalinga, papà dal passato burrascoso. Le sue prime esperienze nel lavoro sono a 14 anni, poi si iscrive all’Alberghiero, ma a 18 anni lascia gli studi e inizia a lavorare.  Nel 2015, la svolta: trova un lavoro da pizzaiolo per una grossa catena in Lombardia, poi riesce a rilevare quella pizzeria assieme a sei soci, infine diventa titolare unico. È così che è iniziata l’avventura “San Ciro”, il suo locale a Brescia  (vicino al multisala Oz, in via Sorbanella) che oggi impiega una quindicina di persone ed è noto per la veracità delle sue pizze, ma anche per il suo menù alla carta di alta cucina. Un locale amato perché rappresenta la tradizione napoletana, a partire dagli ingredienti: olio dop, mozzarella di bufala campana dop, pomodorino del Piennolo, ricotta di bufala omogeneizzata e porchetta di Ariccia Igp. Fondamentale è la pasta: ogni giorno viene scelto il livello esatto di idratazione, in base all’umidità di giornata. In menù ha la pizza verace, ma anche il battilocchio, la pizza fatta da un impasto fritto nell’olio bollente e subito servito avvolto in carta paglia. Le pizze sono tutte diverse, sono fatte artigianalmente. Ciro lo ripete spesso. “Mi piace tirare le orecchie alle pizze, ognuna ha il suo carattere e deve mostrarlo, odio le pizze perfettamente rotonde e se c’è più pomodoro da una parte rispetto ad un’altra è perché usiamo pomodori veri”. Molti i vip che lo amano, le pareti del suo ristorante sono piene di fotografie. Tra le altre anche Eva Henger, che è stata a cucinare pizze una sera da lui. Senza dimenticare i giocatori del Brescia Calcio, che quando possono, anche dopo le partite, lo passano a salutare.

Anna Rita Canone

Dieci anni di amore che corre lontano: Run for Love project Anna Cerbone festeggia una storia di solidarietà

“Dieci anni di passi condivisi, di cuori aperti e di amore messo in movimento. La Run for Love project Anna Cerbone celebra un anniversario speciale che va ben oltre una ricorrenza: è la testimonianza viva di come l’associazionismo possa diventare strumento concreto di beneficenza, adozioni solidali e sostegno reale a chi attraversa momenti di difficoltà.”

Dal primo giorno a oggi, la RfL-pAC ha saputo trasformare lo sport e la partecipazione collettiva in gesti tangibili di solidarietà, tendendo la mano a chi ne aveva bisogno e costruendo, anno dopo anno, una rete fatta di persone, sponsor e sostenitori uniti dagli stessi valori. Un cammino che porta impresso un nome che è diventato simbolo: Anna Cerbone, cuore e ispirazione di un progetto che continua a generare bene. Per celebrare questo importante traguardo, l’associazione ha scelto una cornice d’eccezione. Lunedì 16 febbraio 2026, amici, sponsor, sostenitori della “Corri per Amore” dell’8 dicembre e iscritti si ritroveranno nello splendido Palazzo Marchesale di Casolla Valenzano, dimora settecentesca restituita alla comunità dopo un attento restauro. Un luogo in cui storia e bellezza dialogano con il presente, proprio come fa la Run for Love con il suo impegno costante. La serata sarà un momento di festa e condivisione, tra buffet, musica, sorrisi e goliardia, ma senza dimenticare ciò che da sempre contraddistingue l’associazione: il cuore solidale. Anche in questa occasione, infatti, saranno effettuate donazioni a enti e associazioni, proseguendo un percorso che in dieci anni ha lasciato un segno concreto nella vita di tante persone. Un anniversario che è soprattutto un grazie collettivo: a chi ha creduto, a chi ha sostenuto, a chi ha corso e continua a correre per amore. Perché quando la solidarietà diventa movimento, il bene arriva lontano.

Peppe Sacco

L’ARTE PRESA PER LA GOLA, Racconti di arte, cibo e letteratura a Carnevale il 17 febbraio 2026

I rapporti, gli scambi e le suggestioni tra le diverse discipline saranno illustrati dalla curatrice Fabiana Mendia in approfondimenti piacevoli e stimolanti, per coinvolgere un pubblico di studiosi, appassionati e anche solo curiosi con trattazioni parallele e dinamiche di storia dell’arte, storia della società e della vita materiale, storia dell’evoluzione del gusto, storia dell’arte culinaria e storie dei cuochi e delle loro invenzioni.

Un racconto che prende in esame temi e immagini del Carnevale che rappresenta il rovesciamento periodico, l’estetica del licenzioso. Uno studio che porta alla luce i fantasmi, le ossessioni e alcuni aspetti di un’epoca di passaggio tra il vecchio e il nuovo, visibile in questa festa che per definizione celebra il rinnovarsi periodico del tempo, scatena le energie, mescola gli individui in una massa dinamica e in cui ricorre il tema del mondo alla rovescia e lei gerarchie tra servi e padroni, uomini e animali, maschile e femminile sono invertite. Durante i giorni di festa viene acclamato il mondo visionario in cui prevale la ragione più spietata, il vizio porta alla felicità e la virtù viene punita: tutti elementi intimamente legati a quell’universo temporaneamente ribaltato rappresentato dal periodo carnevalesco e dai suoi riti.

Roma, Venezia e Napoli hanno sempre acclamato il Carnevale coinvolgendo totalmente la città. Letture di memorie storiche e letterarie, analisi di dipinti, narrazioni di antiche tradizioni gastronomiche arricchiscono il racconto corredato dalle testimonianze di artisti francesi e fiamminghi, anche loro coinvolti nella rappresentazione dei rituali, come quelli del “Combattimento tra Carnevale e Quaresima” e dei “Menu dei giorni di grasso” e dei “Menu dei giorni di magro”.

Una storia appassionante per ripercorrere il Carnevale e i suoi luoghi storici attraverso la descrizione di artisti italiani e stranieri affascinati dai momenti identitari della festa: come a Roma la corsa dei cavalli Barberi che partiva da Piazza del Popolo, attraversava via Lata (detta poi via del Corso) per concludersi a piazza Venezia, a Napoli il grandioso allestimento dell’ Albero della Cuccagna, costruito davanti al Palazzo reale oppure, infine, a Venezia la storica corrida a cui assisteva il doge, il giovedì grasso, che si svolgeva davanti al Palazzo Ducale.

Una trattazione che ripercorre attraverso un ricco repertorio artistico e di testimonianze letterarie questa rumorosa e coloratissima messa in scena vissuta dai veneziani, dai romani, dai napoletani e dai viaggiatori stranieri in visita nella città come uno spettacolo grandioso, con i teatri itineranti, le scene di vita quotidiana come quella delle fritture in strada, le sfilate dei carri allegorici, le mascherate, i giochi degli acrobati, le feste notturne nei palazzi, nei ridotti e nei teatri.

L’ARTE PRESA PER LA GOLA

Racconti di arte, cibo e letteratura

Carnevale e Quaresima. Rapporti tra cibo e peccato, santità e potere.

A cura di Fabiana Mendia

Letture di Mario Autore

Al termine dell’incontro a seguire un menu a tema

Martedì 17 febbraio ore 19 Via Nazario Sauro, 23 Napoli

Per informazioni e prenotazioni: tel. 334-3013800 https://py.pl/1ErY4Vk8dRt

inartevesuvio@gmail.com

Anna Rita Canone

Costantin acquisisce il 100% delle quote di Dalla Bernardina F.lli S.r.l.

Costantin S.p.A. e Dalla Bernardina F.lli S.r.l. annunciano di aver sottoscritto un accordo vincolante per l’acquisizione da parte di Costantin del 100% delle quote della società Dalla Bernardina F.lli S.r.l., storica realtà veronese attiva nella distribuzione carburanti. Il perfezionamento dell’operazione è previsto per l’estate 2026.

Il perimetro dell’operazione comprende 8 stazioni di servizio (di cui 2 attraverso la partecipazione in DBF S.r.l. e 1 attraverso la partecipazione in D2 S.r.l.) caratterizzate da performance elevate e da una collocazione strategica per la città di Verona e per le principali direttrici di traffico internazionale, restando escluse dal perimetro le attività extrarete e il deposito carburanti. Le stazioni interessate rappresentano infatti asset di grande valore lungo i flussi logistici e turistici che attraversano il territorio, in un’area chiave per la mobilità e i collegamenti europei tra Nord Italia e corridoi transfrontalieri.

Le stazioni di servizio oggetto dell’operazione sono situate nei seguenti comuni:

Sommacampagna (VR) – Via Circonvallazione Europa

San Martino Buon Albergo (VR) – Via Zeviana 60 / Via Pontara Sandri

Caselle di Sommacampagna (VR) – Via Aeroporto 20 Bussolengo (VR) – Località La Quercia, c/o Parco Natura Viva Verona (VR) – Via Bionde, c/o Migross

Verona (VR) – Via Legnago 147/B

San Giovanni Lupatoto (VR) – Strada Rodigina 112, Loc. Comotto

Nogarole Rocca (VR) – Via Mediana

“L’operazione riveste per noi un’importanza particolare nel nostro piano di sviluppo – ha dichiarato Nicola Cavatton, Amministratore Delegato di Costantin S.p.A. – in quanto l’integrazione della rete Dalla Bernardina è considerata strategica per sostenere l’espansione e la diffusione della carta carburante Costantin. Questa operazione è coerente con la nostra strategia di rafforzare ulteriormente la presenza del Gruppo lungo arterie ad alta intensità di traffico, servendo in modo sempre più capillare flotte, aziende logistiche e mobilità professionale nel Nord-Est.”

Il percorso che ha condotto alla definizione dell’accordo e delle diverse fasi dell’operazione è stato accompagnato dal contributo dei legal e financial advisors delle parti.

Informazioni su Costantin S.p.A.

Costantin S.p.A., fondata nel 1967, opera nella commercializzazione e distribuzione di prodotti energetici e carburanti, con una presenza consolidata nel Nord Italia e un fatturato superiore a 1 miliardo di euro. Partner ufficiale di Italiana Petroli per i marchi IP ed Esso, Costantin si distingue per l’attenzione all’innovazione, alla qualità del servizio e allo sviluppo di reti e soluzioni evolute per la mobilità, anche attraverso la piattaforma di fuel card pagoCO e l’offerta avanzata di prodotto HVO con il proprio brand HVO100 e piattaforma di rendicontazione H-Cert.

costantin.com

Contatti

Avv. Francesca Andrisani

Coordinamento tecnico-legale dell’operazione

francesca.andrisani@costantin.com

Alberto Broggin

Resp. Comunicazione del Gruppo Costantin

alberto.broggin@costantin.com

Informazioni su Dalla Bernardina F.lli S.r.l.

Dalla Bernardina F.lli S.r.l. è una realtà storica e di riferimento del territorio veronese nella distribuzione carburanti, con origini che risalgono agli anni Venti. Ha costruito nel tempo una rete di stazioni di servizio ad alta rilevanza locale e strategica, affermandosi come operatore di primo piano nell’area di Verona.

dallabernardinaflli.it

Anna Rita Canone

Domenica 15 febbraio arriva “Un po’ di Pulcinella”

Una delle più famose maschere della Commedia dell’Arte sarà la protagonista del terzo appuntamento di Burattinarte d’Inverno 2026.

Domenica 15 febbraio alle ore 16:30, nel Salone parrocchiale di Gallo Grinzane (piazza della Chiesa 12) andrà in scena, infatti, Un po’ di Pulcinella, spettacolo di burattini e teatro d’attore con Marcello Ricci e la compagnia Il Teatro del Secchio (Milano).

L’appuntamento, inserito nella rassegna tematica “Gioppino & i suoi fratelli”, rende omaggio alla grande tradizione napoletana delle guarattelle, ma lo fa con uno stile originale, energico e coinvolgente, capace di parlare al pubblico di oggi e ai bambini con un linguaggio immediato e brillante.

«Marcello Ricci è un interprete con una grande energia, sia dentro che fuori la baracca – spiegano i direttori artistici Claudio Giri e Consuelo Conterno –. Non presenta la guarattella tradizionale, ma un Pulcinella moderno, attento al presente e al contesto in cui si esibisce. Il suo lavoro unisce le tecniche classiche del teatro di figura a quelle del teatro di strada, con una forte capacità di coinvolgimento del pubblico e un ritmo narrativo travolgente.»

UNO SPETTACOLO TRA COMICITÀ E SIMBOLI ANTICHI

Lo spettacolo racconta con leggerezza e poesia il goffo tentativo di Pulcinella di fare una serenata alla sua amata Teresina. Ma il suo canto stonato, anziché incantare la ragazza, richiama un feroce cane e una serie di personaggi buffi e surreali, dando vita a una girandola di equivoci e colpi di scena. Un piccolo grande classico del teatro di figura, che mescola situazioni grottesche e comicità visiva, con riferimenti simbolici e archetipi che parlano direttamente all’inconscio dello spettatore.

MARCELLO RICCI – UN ARTISTA DELLE STRADE E DEI BURATTINI

Marcello Ricci è burattinaio, attore, cantastorie e clown. Dopo essersi formato nel teatro di prosa e aver studiato mimo, giocoleria, commedia dell’arte, magia e teatro di figura, da oltre 25 anni lavora nelle piazze, nei festival e nei teatri d’Italia e d’Europa. Con la compagnia Il Teatro del Secchio porta in scena spettacoli per tutte le età, sempre con uno stile personale che unisce il rigore della tradizione alla spontaneità dell’improvvisazione.

IL CALENDARIO PROSEGUE CON:

1 marzo – Corneliano d’Alba: Alla Fiera dei Racconti, con Sasa Guadalupe, Claudio & Consuelo – spettacolo e attività dalle 15.30 alle 18.30

15 marzo – Novello: Gioppino a Venezia in cerca di fortuna – Baraca & Boratì (Bergamo)

22 marzo – Murazzano: Il Cane Infernale – Teatro Medico Ipnotico (Parma)

29 marzo – Guarene: Fragile – Valentina Vecchio (Bari)

Tutti gli spettacoli iniziano alle ore 16:30 e sono a ingresso libero.

INFORMAZIONI UTILI

Tutti gli spettacoli sono a ingresso libero e gratuito, tranne quello di Alba (8 febbraio, in teatro, che prevede un biglietto).

Inizio spettacoli ore 16:30, tranne Alla Fiera dei Racconti (15.30-18.30)

Info e programma aggiornato su: 🌐 http://www.burattinarte.it

Per contatti: Associazione Burattinarte ETS, tel. 338 7154844

SOSTENITORI E PARTNER

La Rassegna Burattinarte d’inverno 2026 è realizzata con il contributo di:

Regione Piemonte, Fondazione CRC, Fondazione CRT, Banca d’Alba, Comune di Alba, Circolo Arci Cinema Vekkio, Comune di Piobesi d’Alba, Comune di Grinzane Cavour, Comune di Novello, Comune di Guarene, Comune di Murazzano

direzione artistica: Compagnia Claudio e Consuelo

Associazione Burattinarte ETS – via Zara 18 – 12051 ALBA (CN)

338 7154844 http://www.burattinarte.it

Anna Rita Canone

Costruzioni, vetro vale 1,3 miliardi e cresce del 28% negli ultimi 5 anni

Roma, 02 febbraio 2026 – Vale 1,3 miliardi di euro il mercato italiano del vetro piano, con il 68% dei consumi destinato alle costruzioni. Negli ultimi 5 anni il settore ha registrato una crescita del 28%, trainata dalla domanda di edifici residenziali, commerciali e direzionali ad alte prestazioni energetiche. È quanto emerge da un’analisi aggiornata al 2026 elaborata da Resolglass, sulla base di dati Assovetro, Glass for Europe, Grand View Research e Ispra.

Secondo l’analisi Resolglass, facciate, serramenti, balaustre e sistemi vetrati integrati rappresentano oggi una leva strategica per la valorizzazione degli asset immobiliari, incidendo su qualità architettonica, efficienza e attrattività degli edifici.

Sul fronte della sostenibilità, i dati evidenziano un tasso di riutilizzo del 31% e un forte incremento dei volumi avviati a recupero. Secondo i dati Ispra 2025, negli ultimi quattro anni le quantità di vetro recuperate sono passate da 64.305 a 84.276 tonnellate, con un aumento del 31%.

«Nel real estate il vetro non è più un elemento accessorio, ma una componente strutturale che contribuisce al valore economico dell’edificio» sottolinea Enrico Scozzari, ceo del Gruppo Resolfin a cui Resolglass fa capo.

Per il comparto le stime Resolglass indicano una crescita futura con tassi annui intorno al 4%, sostenuta dalla domanda edilizia e dal ruolo dell’Italia tra i principali player industriali del settore.

Anna Rita Canone

Majidi e Palomba firmano la XIII Aequastabia

Sono Abdelillah Majidi e Francesca Palomba i vincitori della tredicesima edizione dell’Aequastabia, la gara podistica organizzata dall’Atletica Eventi Run sotto l’egida UISP. Il nuovo tracciato della classica dieci miglia ha unito le bellezze di Vico Equense e Castellammare di Stabia, proponendo un percorso di 16,96 km che, nella sua nuova veste, ha riservato nella parte finale una salita giudicata da tutti come un autentico “spezza-gambe”. In campo maschile, Abdelillah Majidi (San Marzano Team Club) ha dovuto lottare fino agli ultimi metri con due avversari di pari valore: Francesco Di Puoti (Atletica Marcianise) e Alessandro D’Ambrosio (Napoli Running). Sul traguardo di via Filangieri, Majidi si è imposto in 55’34”, precedendo di un solo secondo Di Puoti (55’35”) e di poco più di due secondi D’Ambrosio (55’37”). Soddisfatto a fine gara il vincitore: «È stato un successo sofferto, deciso nei tratti in salita, soprattutto nell’ultimo strappo prima del traguardo». Al femminile, gara di testa e successo netto per Francesca Palomba (Caivano Runners): «Ho impostato subito il mio ritmo facendo selezione – racconta –. Conosco bene queste strade, essendo di Castellammare, e sapevo che la salita della Corderia dopo 11 km sarebbe stata dura. Ero in gara con mia sorella, giunta seconda, e voglio ringraziare nostro padre Gaetano per essere sempre con noi e per tutti i sacrifici fatti in questi anni. Un plauso finale alla famiglia Fontanella, papà e figlio, per la perfetta organizzazione». Palomba ha chiuso in 1h04’05”; completano il podio rosa Filomena Palomba (Caivano Runners, 1h04’33”) e Teresa Stellato (Atletica Marcianise, 1h04’47”). Grande soddisfazione anche da parte di Andrea Fontanella, patron e capo del comitato organizzatore: «È stata una splendida giornata di sport, impreziosita dalla partecipazione di oltre 800 atleti. Ringrazio le istituzioni, in particolare i Comuni di Vico Equense e Castellammare di Stabia, le forze dell’ordine e la Protezione Civile per il supporto fondamentale alla riuscita dell’evento». Ha dato il via alla competizione il sindaco di Vico Equense, Giuseppe Aiello. Al traguardo era presente anche il presidente UISP Comitato Provinciale di Napoli, Federico Calvino: «Abbiamo vissuto una bellissima mattinata di sport. Ora siamo già concentrati sul prossimo appuntamento con la Spaccanapoli, in programma a giugno». Tra le 110 società partecipanti, provenienti da tutta la Campania e dalle regioni limitrofe, il successo finale è andato all’Atletica Marcianise, guidata dal presidente Angelo Garofalo.

Peppe Sacco

Scuola dell’infanzia in villa veneta: bilinguismo e natura nel nuovo polo educativo internazionale (con Liceo dedicato all’AI) degli Istituti Filippin 

Una villa che attraversa sei secoli di storia e un liceo che guarda dritto al futuro dell’algoritmo. Gli Istituti Filippin ad un secolo dalla loro fondazione, mettono in campo un innovativo orizzonte di proposte che, nel loro intrecciarsi, raccontano una precisa idea di scuola: radicata nei luoghi, ambiziosa nei contenuti, internazionale nello sguardo. Da un lato l’apertura della scuola dell’Infanzia all’interno di Villa Fietta, dall’altro il varo del Liceo scientifico con specializzazione in Intelligenza Artificiale e Scienza dei Dati, tra i primi in Italia e il primo nel Veneto centrale.

La scuola dell’Infanzia nasce dentro Villa Fietta, davanti a un parco naturale di otto ettari con alberi secolari. Un contesto che non è semplice cornice, ma parte integrante del progetto educativo. L’approccio, nato dall’esperienza della rete internazionale delle Scuole Lasalliane, frutto di oltre 10 anni di ricerca, si snoda attorno al concetto di “roots” (radici), punta su un’educazione immersiva, a stretto contatto con la natura e con gli spazi, in una scuola volutamente a dimensione contenuta: trenta bambini, seguiti in un percorso di reale bilinguismo con trenta ore settimanali in lingua inglese affidate a docenti madrelingua. Anche la cucina diventa parte della proposta pedagogica, con pasti preparati internamente, sul posto anche attraverso lo sviluppo di attività di manualità condivisa con i bambini, a sottolineare il valore educativo del cibo e della quotidianità condivisa.

Villa Fietta non è un edificio qualunque. Le sue origini risalgono all’inizio del Quattrocento, con successive ricostruzioni dopo il terremoto del 1695 e l’intervento decisivo di Giorgio Massari nel primo Settecento, che ne definì l’eleganza classicheggiante. Nel tempo è stata dimora nobiliare, seminario, sede militare durante la seconda guerra mondiale e infine casa degli Istituti Filippin. Un luogo attraverso cui innovazione e tradizione si sono intrecciate nei percorsi di formazione di generazioni di ragazze e ragazzi che hanno contribuito allo sviluppo e alla crescita del territorio e dell’intero paese.

Sul versante opposto dell’età scolastica, ma coerente nella visione, arriva il nuovo Liceo scientifico con curvatura in Intelligenza Artificiale e Scienza dei Dati. Un percorso pensato per portare l’IA tra i banchi, non come slogan, ma come strumento critico. Laboratori di big data, robotica intelligente, computer vision, arte generativa ed etica digitale affiancano le discipline tradizionali, con un’attenzione particolare alle applicazioni nelle scienze naturali e nell’analisi dei fenomeni economici e sociali. Il tutto usufruendo della struttura innovativa del Fab Lab Filippin, una eccellenza che ha consentito sperimentazioni straordinarie agli studenti negli ultimi anni: costruzione di veicoli elettrici, modellazione di intere parti di centri storici attraverso stampanti 3d, autoproduzione di oggetti di design ideati e realizzati dai ragazzi.

«Questa doppia novità rappresenta il senso più profondo del progetto educativo dei Filippin: accompagnare la crescita delle persone lungo tutto l’arco della formazione, senza fratture tra età, saperi e linguaggi», commenta il dirigente scolastico, Sileno Rampado. «La scuola dell’Infanzia in Villa Fietta restituisce ai bambini il tempo della scoperta, della natura, delle relazioni autentiche, in un luogo che da secoli educa. Il nuovo liceo con curvatura in Intelligenza Artificiale guarda invece al futuro, formando studenti capaci di comprendere e governare la tecnologia, non di subirla. Tradizione e innovazione, per noi, non sono opposte: sono la stessa responsabilità educativa verso il domani».

Con queste due novità, l’Istituto Filippin conferma la propria vocazione all’eccellenza educativa. La dimensione internazionale è peraltro già presente da tempo. Ricordiamo infatti che nell’anno scolastico in corso sono 25 le classi attive: 3 di scuola dell’infanzia, 6 di primaria, 6 di secondaria di primo grado e 10 di liceo, per un totale di oltre 500 studenti, seguiti da 46 docenti e supportati da 121 dipendenti in totale tra personale ATA, addetti ai servizi, istruttori sportivi e cucina.

A loro si sommeranno altrettanti giovani provenienti dagli Stati Uniti. L’istituto fa infatti parte della rete mondiale lasalliana di 1056 scuole e 70 università, e ospita il Cimba, centro di alta formazione manageriale e di leadership che, solo lo scorso anno, ha accolto oltre 500 studenti americani provenienti da tutti gli States. Il primo gruppo, composto da 30 ragazzi provenienti dalla rete Cimba dell’Iowa, è stato in classe nell’autunno. Da pochi giorni sono arrivati oltre 90 studenti, che saranno seguiti da un terzo gruppo di 330 ragazzi ad aprile. Gli studenti, tutti di età compresa tra i 19 e i 21 anni e iscritti al primo o al secondo anno di università americana.

Gli spazi didattici e per l’accoglienza, gestiti come campus universitari in stile anglosassone ma con l’anima che ha sempre contraddistinto la struttura, sono enormi. Il “La Salle Campus Filippin” si sviluppa infatti su 30.600 metri quadri e 35 ettari di parco, con 40 aule didattiche, 450 posti letto, spazi polifunzionali per eventi e un centro sportivo ed un auditorium tra i più ampi e completi della regione: spazi aperti alla comunità e al territorio, sempre più accessibili ed inclusivi grazie ad un piano di investimenti già in atto che nei prossimi 5 anni porterà ulteriori importanti novità all’interno del campus.

I continui investimenti e i processi di innovazione costante all’interno di questa straordinaria realtà, sono il frutto di un sistema coeso di competenze e valori che tiene assieme la rete di aziende e realtà imprenditoriali nate in tutta Italia e all’estero dal genio degli ex-alunni che secondo i valori della reciprocità e dell’etica di vita sono sempre presenti nell’evolversi quotidiano, sostenibile ed inclusivo delle radici del La Salle International Campus. Nel secondo dopoguerra i fratelli Sartor si formarono tra le aule del Filipin imprimendo un’identità strategica all’intero nord-est con le loro politiche pubbliche, figure come il patron di K-Way Marco Boglione, il visionario fotografo Oliviero Toscani, la famiglia Carron che ha portato il saper costruire veneto in tutto il mondo, hanno esplorato strade straordinarie nelle loro vite grazie anche alle competenze maturate all’interno del campus. Sportivi come Miki Biasion, leggenda delle corse ed ora imprenditore di successo, Maikol Perez promessa del basket italiano ora negli USA insieme a Lorenzo Ceffoli e Timoty Van der Knaap, il campione di Formula 3 Brando Badoer, Anna Zanusso talento del golf azzurro, professionisti come Giuseppe Lippi preside della scuola di Medicina e Chirurgia di Verona.

Vivere l’esperienza degli Istituti Filippin – La Salle International Campus significa entrare in una comunità educativa internazionale che valorizza talenti, competenze e valori, accompagnando ogni studente nella costruzione di un futuro sostenibile e inclusivo, dall’infanzia all’università, in un percorso di crescita continuo e condiviso.

Anna Rita Canone

Farmaci per l’obesità: non solo per dimagrire, ma anche per stimolare la fertilità

L’obesità rappresenta una delle principali sfide di salute pubblica in Italia, con un impatto significativo sia sulla popolazione generale sia sul sistema sanitario. L’obesità è associata a numerose complicanze, tra cui l’infertilità maschile. Essa influisce negativamente sulla salute riproduttiva per diversi motivi. Questo fattore si inserisce nel più ampio problema della denatalità. Dal 2008, anno in cui si registravano 576.000 nascite, in Italia c’è stata una riduzione del 34%, pari a 197.000 unità in meno (dati ISTAT). Facendo focus sul Veneto, il 46% della popolazione risulta composta da persone in sovrappeso o obese (dati Sorveglianza Passi, Istituto superiore di sanità).

Questi dati evidenziano un problema crescente e la necessità di un intervento preventivo o terapeutico”, dichiara il professor Carlo Foresta, presidente della Fondazione Foresta ETS, annunciando la recente scoperta di come una classe di farmaci utilizzati per il trattamento dell’obesità e del diabete, i cosiddetti agonisti del recettore del GLP-1, efficaci nel favorire un calo di peso del 15-20% in soggetti obesi, siano in grado di agire direttamente sull’induzione della motilità spermatica attivando anche i meccanismi che rendono lo spermatozoo idoneo alla capacità fertilizzante. In particolare, la molecola anti-obesità tirzepatide aiuta a perdere peso ed agisce direttamente sui meccanismi molecolari che preparano gli spermatozoi a fecondare l’ovocita.

La scoperta dell’Università di Padova è stata presentata alla comunità scientifica durante il 40mo Convegno di Endocrinologia e medicina della riproduzione dal tema “La natalità in crisi: fattori di rischio e strategie di difesa” che si tiene il 29 e 30 gennaio presso l’Aula Magna del Palazzo del Bo dell’Università di Padova, nuova location scelta dopo anni nella sede di Abano Terme.

Nel corso del convegno si confrontano figure di eccellenza nel campo della medicina, della biologia, della statistica, e delle scienze ambientali. L’evento riunisce ginecologi, andrologi, endocrinologi, urologi e medici di base nonché biologi, embriologi e tecnici di laboratorio. Durante la due giorni di studi, viene affrontato il tema della denatalità e i molteplici fattori che la influenzano.

Entrando nel dettaglio, la nuova ricerca sperimentale in Italia è stata condotta presso l’Università di Padova da un’equipe di ricercatori guidati dal professor Foresta in collaborazione con il professor Alberto Ferlin del Dipartimento di medicina dell’università di Padova e il professor Andrea Di Nisio dell’Università Pegaso.

I ricercatori dell’Università di Padova hanno documentato la presenza del GLP1, ormone fisiologico prodotto dal nostro intestino dopo l’assunzione di cibo e da cui derivano i farmaci oggi usati per il trattamento dell’obesità, nel liquido seminale di soggetti sani e la presenza di recettori per GLP1 sulla membrana degli spermatozoi. Questo lascia supporre un ruolo fisiologico di questo ormone anche a livello riproduttivo, indipendentemente dal suo ruolo metabolico in altri distretti.

La stimolazione di questi recettori da parte del farmaco GLP1-agonista ha indotto un netto incremento della motilità spermatica e una modificazione strutturale della membrana con l’attivazione di sistemi molecolari che sono sovrapponibili a quelli osservati quando lo spermatozoo viene attivato, attraverso un meccanismo noto come capacitazione e reazione acrosomiale, per prepararlo alla fecondazione dell’ovocita.

Questi risultati sono di grande impatto perché dimostrano che il farmaco tirzepatide influenza positivamente la fertilità del soggetto obeso, non soltanto indirettamente attraverso il dimagramento, ma anche stimolando direttamente le fasi maturative che rendono lo spermatozoo abile alla fecondazione”, precisa il professor Di Nisio. “I risultati suggeriscono un possibile trattamento dell’infertilità maschile con tirzepatide anche in condizioni cliniche che non sono correlate all’obesità o al diabete. Ma ovviamente ulteriori studi clinici sono necessari per approfondire i risultati sperimentali ottenuti”.

Interventi farmacologici innovativi, come quelli proposti con gli agonisti del recettore del GLP-1, sono efficaci non solo per il trattamento dell’obesità o diabete, ma anche per un possibile trattamento dell’infertilità maschile, per la dimostrata efficacia della molecola tirzepatide sulla motilità spermatica e sui meccanismi molecolari che consentono allo spermatozoo di raggiungere e penetrare l’ovocita”, conclude il professor Foresta. “Questa ipotesi, attualmente sperimentale, necessita di una verifica clinica. Ma già ora è un’importante risorsa terapeutica, ma devono essere integrati con strategie preventive, educazione sanitaria e cambiamenti nello stile di vita. L’attenzione verso le complicanze dell’obesità, inclusa l’infertilità maschile, sottolinea l’importanza di un approccio multidisciplinare nella gestione di questa patologia”.

SCHEDA DI APPROFONDIMENTO: Obesità generale e infertilità maschile in Italia

L’obesità rappresenta una delle principali sfide di salute pubblica in Italia, con un impatto significativo sia sulla popolazione generale sia sul sistema sanitario. Circa il 47,6% degli adulti italiani è in sovrappeso o obeso, con una prevalenza del 36,1% per il sovrappeso e dell’11,5% per l’obesità. Tra i bambini, il 26,3% ha problemi di peso, con un 19% in sovrappeso e un 9,8% affetto da obesità (dati ISS). L’obesità è associata a numerose complicanze, tra cui l’infertilità maschile. Essa influisce negativamente sulla salute riproduttiva per diversi motivi: causa uno squilibrio ormonale che altera la spermatogenesi, favorisce l’infiammazione cronica che può danneggiare le cellule del testicolo, aumenta lo stress ossidativo generando radicali liberi che compromettono la qualità degli spermatozoi, aumenta la temperatura scrotale, danneggiando ulteriormente la produzione di spermatozoi. La combinazione di questi fattori può portare a un aumento del rischio di infertilità, che si inserisce nel più ampio problema della denatalità: l’Italia sta vivendo una grave crisi demografica con un calo costante delle nascite. Nel 2023, il numero di nati vivi è sceso a 379.000, segnando una diminuzione di circa 13.000 unità (-3,4%) rispetto al 2022. Questo rappresenta un nuovo record negativo, con un tasso di natalità di appena 6,4 nati per mille abitanti. Dal 2008, anno in cui si registravano 576.000 nascite, c’è stata una riduzione del 34%, pari a 197.000 unità in meno (dati ISTAT).

Anna Rita Canone

Domenica 8 febbraio va in scena la fantascientifica “Area 52”

Sarà la sala storica del Teatro Sociale di Alba a ospitare, domenica 8 febbraio alle ore 16:30, uno degli appuntamenti più originali e sorprendenti di Burattinarte d’Inverno 2026: “Area 52”, spettacolo di teatro di figura e clown teatrale firmato da Emanuela Belmonte, attrice, clown e musicista della Compagnia della Settimana Dopo (Roma).

Un viaggio nello spazio, tra alieni verdi, navicelle spaziali fatte di carta stagnola, theremin, loopstation e pupazzi extraterrestri, per una messinscena che è al tempo stesso omaggio alla fantascienza vintage, parodia del genere e raffinato esperimento teatrale.

Lo spettacolo, a biglietto, è adatto a tutti e tutte, grandi e piccoli.

UN FILM DI FANTASCIENZA DAL VIVO

Un oggetto non identificato cade dal cielo. Una scienziata americana della “NASO” – un’ironica versione della NASA – viene inviata sul luogo dell’impatto per indagare. Cosa vuole comunicarci l’universo? Forse è un messaggio per l’umanità?

Tra musica dal vivo, strumenti inconsueti come il theremin, manipolazione di oggetti e pupazzi alieni, prende forma uno spettacolo divertente, intelligente e surreale: una “pellicola teatrale” che richiama i grandi classici del cinema sci-fi anni ’50 come Incontri ravvicinati del terzo tipo, Alien, Independence Day, Mars Attacks! e l’irresistibile Plan 9 from Outer Space di Ed Wood, famoso per le astronavi costruite con piatti di carta e stagnola.

I Direttori artistici Claudio Giri e Consuelo Conterno riassumono: «Il cuore dello spettacolo è il linguaggio del clown teatrale, capace di tenere insieme comicità e poesia, interazione diretta con il pubblico e libertà d’improvvisazione. Emanuela Belmonte è, in questo senso, un clown esemplare, oltre che la guida che ci accompagna in un mondo visionario, dove si alternano rigidi protocolli scientifici e deliranti ipotesi interplanetarie».

Lo spettacolo sarà poi occasione per apprezzare le atmosfere fantascientifiche evocate dal suono del theremin, un misterioso strumento elettronico suonato senza contatto fisico, che produce suoni eterei e vibranti semplicemente muovendo le mani nell’aria.

Giri e Conterno sottolineano: «Si tratta di una vera magia sonora legata nell’immaginario collettivo proprio ai film di fantascienza del secolo scorso, e qui riportata in una forma di teatro performativo. Sarà un’esperienza davvero da ricordare!».

UNO SPETTACOLO CHE FA RIDERE E RIFLETTERE

Oltre agli effetti scenici e al tono ironico, “Area 52” invita anche a una riflessione leggera ma profonda sul tema della diversità e della paura verso ciò che non si conosce.

«Assisteremo a un gioco teatrale molto intelligente – annunciano i direttori artistici Claudio Giri e Consuelo Conterno – che porta sul palco l’incontro con l’altro, lo straniero, l’alieno, trasformando lo stupore in poesia. La presenza clownesca di Emanuela Belmonte è efficace, mai banale, e la contaminazione fra clown e burattini rende questo spettacolo una vera sorpresa per ogni fascia d’età».

UN’ARTISTA POLIEDRICA

Emanuela Belmonte è attrice, clown e musicista. Laureata in Discipline dello Spettacolo alla Sapienza di Roma con una tesi sul ruolo del clown nella formazione dell’attore, ha approfondito lo studio del teatro fisico, del mimo corporeo e della musica, frequentando la Siena Jazz University.

Nel 2020 ha partecipato ad Animateria, percorso di Alta Formazione dedicato al teatro di figura. “Area 52” è il suo primo spettacolo in solo, dove sperimenta l’uso del theremin, strumento che suona senza essere toccato, reso celebre dalle colonne sonore dei film di fantascienza degli anni ’50.

UNA COMPAGNIA CHE SPERIMENTA

Fondata nel 2006 a Roma, la Compagnia della Settimana Dopo è un collettivo che esplora da anni il linguaggio del clown teatrale, intrecciandolo con la musica, l’improvvisazione, la comicoterapia e le tecniche del teatro di figura. Ogni loro spettacolo è pensato per coinvolgere, emozionare, divertire e far riflettere, con leggerezza e profondità.

CREDITI

Ideazione, interpretazione e musica dal vivo: Emanuela Belmonte

Consulenze registiche: Valeria Sacco, Emanuele Avallone, André Casaca

Scenografia e foto: Eva Miškovičová

Creature di scena e scenografie: Emanuela Belmonte

SPETTACOLO A BIGLIETTO
Per informazioni e prenotazioni è possibile consultare il sito http://www.teatroalba.it o http://www.burattinarte.it o contattare l’Associazione Burattinarte ETS.

IL CALENDARIO PROSEGUE CON:

15 febbraio – Grinzane Cavour: Un Po’ di Pulcinella – Teatro del Secchio (Milano)

1 marzo – Corneliano d’Alba: Alla Fiera dei Racconti – con Sasa Guadalupe, Claudio & Consuelo – spettacolo e attività dalle 15.30 alle 18.30

15 marzo – Novello: Gioppino a Venezia in cerca di fortuna – Baraca & Boratì (Bergamo)

22 marzo – Murazzano: Il Cane Infernale – Teatro Medico Ipnotico (Parma)

29 marzo – Guarene: Fragile – Valentina Vecchio (Bari)

INFORMAZIONI UTILI

Tutti gli spettacoli iniziano alle ore 16:30. Ingresso gratuito, eccetto Alba, che prevede un biglietto.

Tutti gli spettacoli sono a ingresso libero e gratuito, tranne quello di Alba (8 febbraio, in teatro, che prevede un biglietto).

Inizio spettacoli ore 16:30, tranne Alla Fiera dei Racconti (15.30-18.30)

Info e programma aggiornato su: 🌐 http://www.burattinarte.it

Per contatti: Associazione Burattinarte ETS, tel. 338 7154844

SOSTENITORI E PARTNER

La Rassegna Burattinarte d’inverno 2026 è realizzata con il contributo di:

Regione Piemonte, Fondazione CRC, Fondazione CRT, Banca d’Alba, Comune di Alba, Circolo Arci Cinema Vekkio, Comune di Piobesi d’Alba, Comune di Grinzane Cavour, Comune di Novello, Comune di Guarene, Comune di Murazzano

direzione artistica: Compagnia Claudio e Consuelo

Associazione Burattinarte ETS – via Zara 18 – 12051 ALBA (CN)

338 7154844 http://www.burattinarte.it

Anna Rita Canone

Domenica 1° febbraio a Piobesi d’Alba arriva “Codamozza il Gatto”

Dopo l’apertura a Corneliano d’Alba, la rassegna “Burattinarte d’Inverno 2026” prosegue il suo viaggio tra colline e storie con un appuntamento speciale a Piobesi d’Alba. Domenica 1° febbraio alle ore 16:30, presso il Salone Polifunzionale in piazza San Pietro, salirà sul palco la compagnia toscana Habanera Teatro con uno dei suoi spettacoli più amati: Codamozza il Gatto.

Claudio Giri e Consuelo Conterno, direttori artistici della rassegna, commentano: « Siamo molto contenti di annunciare un secondo appuntamento davvero da non perdere, adatto a tutta la famiglia, che continua il percorso di una rassegna sempre più attenta alla qualità artistica, alla narrazione sensibile e al teatro come occasione di incontro e condivisione tra generazioni».

LA TRAMA

Liberamente ispirato a una fiaba de Le Mille e una Notte, Codamozza il Gatto racconta le peripezie di un felino curioso e coraggioso, che in una notte tempestosa lascia il calore della sua casa per addentrarsi nel bosco alla ricerca di un topino. Sarà un viaggio fatto di incontri e scoperte, dove la memoria delle origini selvagge si intreccia alla scelta di una nuova armonia.

Protagonisti della vicenda, oltre a Codamozza, sono un topo ingegnoso, una civetta saggia, un istrice pungente e un cane buono. Attraverso giochi di luce, pupazzi e atmosfere delicate, lo spettacolo mette in scena un universo poetico e divertente, dove alla fine la ragione e il dialogo prevalgono sull’istinto.

I direttori artistici Claudio Giri e Consuelo Conterno sottolineano:«Codamozza il Gatto, nato nel 2000, è uno spettacolo che ha incantato generazioni di bambini e adulti, grazie a una presenza scenica energica e coinvolgente, che in questa edizione di Burattinarte sarà arricchita dall’interazione diretta di Patrizia Ascione fuori dalla baracca, a stretto contatto con il pubblico».

UNA COMPAGNIA PLURIPREMIATA E AMATA IN TUTTA ITALIA

Habanera Teatro è una delle realtà storiche del teatro di figura italiano, con sede in Toscana. Dal 1997 porta in scena spettacoli in cui si intrecciano musica, letteratura, artigianato e teatro. Dopo un primo esordio nella prosa, ha saputo reinventarsi con grande creatività nel teatro di figura.

Il sodalizio artistico tra Patrizia Ascione, vera “scultrice della gommapiuma” e Stefano Cavallini, attore e animatore, ha dato vita a produzioni di successo rappresentate nei maggiori teatri italiani ed europei.

In scena la verve straordinaria di Patrizia Ascione catalizza gli spettatori dal primo fino all’ultimo minuto di spettacolo.

TUTTO IL PROGRAMMA: UNA MAPPA DI SPETTACOLI IMPERDIBILI TRA COLLINE E BORGHI

8 febbraio – Alba (a biglietto): Area 52 – Compagnia della Settimana Dopo (Roma)

15 febbraio – Grinzane Cavour: Un Po’ di Pulcinella – Teatro del Secchio (Milano)

1 marzo – Corneliano d’Alba: Alla Fiera dei Racconti – Sasa Guadalupe con Claudio & Consuelo

15 marzo – Novello: Gioppino a Venezia in cerca di fortuna – Baraca & Boratì (Bergamo)

22 marzo – Murazzano: Il Cane Infernale – Teatro Medico Ipnotico (Parma)

29 marzo – Guarene: Fragile – Valentina Vecchio (Bari)

Tutti gli spettacoli sono a ingresso libero (eccetto Alba) e iniziano alle ore 16:30, tranne Alla Fiera dei Racconti (15.30-18.30)

 INFORMAZIONI UTILI

Tutti gli spettacoli sono a ingresso libero e gratuito, tranne quello di Alba (8 febbraio, in teatro, che prevede un biglietto).

Info e programma aggiornato su: 🌐 http://www.burattinarte.it

Per contatti: Associazione Burattinarte ETS, tel. 338 7154844

SOSTENITORI E PARTNER

La Rassegna Burattinarte d’inverno 2026 è realizzata con il contributo di:

Regione Piemonte, Fondazione CRC, Fondazione CRT, Banca d’Alba, Comune di Alba, Circolo Arci Cinema Vekkio, Comune di Piobesi d’Alba, Comune di Grinzane Cavour, Comune di Novello, Comune di Guarene, Comune di Murazzano

direzione artistica: Compagnia Claudio e Consuelo

Associazione Burattinarte ETS – via Zara 18 – 12051 ALBA (CN)

338 7154844 http://www.burattinarte.it

Anna Rita Canone

Geografia inerti, sul podio Lombardia, Piemonte e Veneto

Roma, 28 gennaio 2026 – La Geografia dei rifiuti inerti da costruzione e demolizione (C&D) restituisce l’immagine di un’Italia in profonda trasformazione. A raccontarla è Quattro A, società del Gruppo Seipa attivanei settori estrattivo, di trasporto, recupero e riciclo dei materiali inerti e di supporto alle opere infrastrutturali ed edili.

Analizzando i dati del Rapporto rifiuti speciali 2025 dell’Ispra e mettendoli a confronto con i dati dell’analoga relazione del 2015, Quattro A osserva un aumento netto dei volumi complessivi, ma anche forti differenze territoriali nella distribuzione e nella velocità di crescita del fenomeno.

Secondo l’ultima rilevazione dell’Ispra, in Italia sono state prodotte 81.423.175 tonnellate di rifiuti inerti da costruzione e demolizione, contro le 49.242.556 tonnellate indicate nel rapporto 2015. «In 10 anni la variazione complessiva è stata quindi pari al +65,35%» osservano gli analisti di Quattro A.

Un incremento che riflette l’intensificazione delle attività edilizie e infrastrutturali, ma che pone anche interrogativi sulla capacità del sistema di governare volumi sempre più rilevanti di materiali.

La lettura regionale: Nord ancora dominante, ma il Sud accelera.

Dal punto di vista geografico, il Nord mantiene il primato in termini assoluti. La Lombardia guida la classifica con 16.316.377 tonnellate, in crescita rispetto alle 10.912.490 di 10 anni fa (149,52%). Seguono Piemonte (7.867.980 tonnellate, 182,99%) e Veneto (7.384.014 tonnellate, 140,90%), a conferma del peso strutturale delle regioni più industrializzate.

Accanto ai grandi numeri del Nord, emerge però con forza la dinamica del Mezzogiorno. Campania e Sicilia mostrano incrementi tra i più elevati a livello nazionale: la prima passa da 1.807.310 a 6.392.809 tonnellate (353,72%), la seconda da 1.638.849 a 5.950.524 tonnellate (363,09%). Numeri che segnalano una crescita intensa dell’attività edilizia e delle operazioni di rigenerazione urbana, ma anche un forte aumento dei flussi di materiali da gestire.

Nel Centro Italia, il Lazio raggiunge 5.599.261 tonnellate nel 2025, rispetto alle 3.129.343 del 2015 (178,93%), mentre la Toscana sale a 4.920.669 tonnellate (115,10%). Valori che riflettono il peso delle aree metropolitane e della manutenzione del patrimonio urbano esistente.

Ranking regionale, le prime 5 regioni.

    1) Lombardia con 16.316.377 tonnellate;

    2) Piemonte con 7.867.980 tonnellate;

    3) Veneto con 7.384.014 tonnellate;

    4) Campania con 6.392.809 tonnellate;

    5) Sicilia con 5.950.524 tonnellate.

I casi limite: quando conta più la crescita che il volume.

Alcune regioni, pur partendo da volumi contenuti, mostrano dinamiche di crescita particolarmente marcate. È il caso del Molise, che passa da 71.199 a 447.820 tonnellate, con una variazione pari al 628,97%, la più elevata a livello nazionale; ma anche Sicilia (363,09%), Campania (353,72%), Marche (334,60%) e Basilicata (318,05%), con un aumento di oltre il triplo, e poi Umbria (223,66%), Puglia (211,14%), Sardegna (209,31%) che raddoppiano, evidenziando incrementi comunque molto consistenti, segnale di trasformazioni rapide nei contesti territoriali meno strutturati.

All’opposto, Liguria (88,84%) e Trentino-Alto Adige (91,67%) mostrano una sostanziale stabilità, indicando modelli edilizi e infrastrutturali più maturi e meno soggetti a variazioni improvvise dei volumi. Mentre Lazio (178,93%) e Lombardia (149,52%) si collocano a metà strada.

Il commento di Quattro A.

«La lettura regionale dei dati mostra che non esiste un’unica “questione inerti” in Italia. Accanto ai grandi bacini produttivi del Nord, emergono territori che stanno crescendo molto rapidamente e che rischiano di trovarsi impreparati sul piano impiantistico e logistico. Il tema non è solo gestire più rifiuti, ma governare flussi sempre più complessi in modo efficiente e sostenibile» spiegano gli analisti di Quattro A.

Secondo il Gruppo Seipa, l’aumento dei volumi rende ancora più urgente il passaggio da una gestione prevalentemente quantitativa a una visione industriale del ciclo degli inerti, in grado di integrare recupero, riutilizzo e pianificazione territoriale.

Prospettiva nazionale: una sfida industriale.

Nel loro insieme, i dati delineano una sfida che va oltre i singoli territori. L’aumento dei rifiuti inerti da C&D è il riflesso diretto di un settore delle costruzioni che resta centrale per l’economia italiana, ma che richiede modelli di gestione più avanzati.

«La vera partita si gioca sulla capacità di trasformare questa crescita in un’opportunità industriale. Senza filiere integrate e una maggiore omogeneità territoriale, il rischio è che l’aumento dei volumi si traduca in inefficienze e costi ambientali. Con una visione di sistema, invece, i rifiuti inerti possono diventare una leva strategica per l’economia circolare e la riduzione dell’impatto ambientale del settore» concludono gli analisti di Quattro A.

Anna Rita Canone

Viaggio nel cuore dell’Oro Nero

Il Consorzio di Modena racconta le storie dei suoi produttori con Unexpected Italy 

Negli ultimi anni il Consorzio Tutela Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP ha intensificato le proprie attività di promozione e valorizzazione del prodotto, affiancando alla tutela della denominazione un impegno crescente sul fronte del turismo legato alle acetaie e della divulgazione culturale. Un percorso che ha messo al centro non solo l’eccellenza del prodotto, ma anche il racconto del territorio e dei suoi simboli identitari, come la bottiglia iconica disegnata da Giorgetto Giugiaro, diventata nel tempo un vero e proprio emblema riconosciuto anche nel mondo del design.

È in questo contesto che prende avvio un nuovo progetto promosso dal Consorzio, volto a rafforzare ulteriormente il legame tra Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP, persone e territorio. Il 27 gennaio, a Modena, ha preso il via un percorso formativo in presenza rivolto agli associati, realizzato in collaborazione con Unexpected Italy, startup travel-tech italiana specializzata nella valorizzazione dei territori attraverso narrazioni identitarie, mappatura sul campo e strumenti digitali, premiata a livello internazionale dalle Nazioni Unite e citata anche dal The Guardian. Unexpected Italy lavora a stretto contatto con le comunità locali, selezionando e raccontando realtà che operano con etica, radicamento territoriale e qualità umana, trasformando il viaggio in uno strumento di conoscenza e connessione autentica.

Il progetto nasce dalla consapevolezza che, nonostante la notorietà globale dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP, la sua storia più profonda – fatta di famiglie, gesti quotidiani, relazioni e di un territorio che va oltre le etichette più note – sia ancora poco conosciuta dal grande pubblico. Il Consorzio ha quindi scelto di avviare un percorso strutturato di valorizzazione che mette al centro la rete delle acetaie e il tessuto umano che da generazioni custodisce e tramanda l’Oro Nero modenese. Per dare forma a questo racconto, il Consorzio ha individuato in Unexpected Italy il partner ideale, grazie a un approccio che unisce etica, radicamento territoriale e qualità umana.

Negli ultimi mesi, i fondatori di Unexpected Italy, Elisabetta Faggiana e Savio Losito, hanno svolto un intenso lavoro di ascolto sul territorio, visitando oltre cinquanta acetaie, incontrando le famiglie, dialogando con i produttori e raccogliendo storie, visioni e peculiarità di ciascuna realtà. Un percorso che ha restituito un racconto corale in cui l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP emerge non solo come prodotto, ma come espressione viva di una comunità.

L’obiettivo finale del progetto è dare forma a questo patrimonio attraverso una guida digitale innovativa, che sarà integrata all’interno dell’app di Unexpected Italy e disponibile sul sito web del Consorzio. Ogni acetaia che rispecchia le linee guida del Consorzio in termini di accoglienza e ospitalità verrà raccontata in una pagina profilo dedicata, costruita a partire dalle persone, dalla storia familiare e dall’esperienza di visita, più che dal processo produttivo in senso stretto.

La guida non si limiterà al balsamico, ma offrirà una lettura più ampia del territorio modenese attraverso itinerari tematici dedicati alle aziende che, accanto alla produzione di Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, sviluppano attività di accoglienza e turismo. Un percorso pensato per accompagnare i viaggiatori alla scoperta dei sapori del territorio seguendo il ritmo delle stagioni, con particolare attenzione alla filiera corta e alle produzioni locali.

Il risultato è un racconto autentico e verificato, che restituisce valore non solo al prodotto, ma al tessuto umano che ruota attorno all’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, offrendo ai viaggiatori consapevoli strumenti per comprendere, scegliere e vivere il territorio in modo rispettoso e profondo.

Parte integrante dell’iniziativa è anche il percorso di workshop formativi che prende avvio il 27 gennaio, concepito come momento di confronto e crescita collettiva per gli associati. Gli incontri hanno l’obiettivo di rafforzare la rete delle acetaie, sensibilizzare sull’importanza dell’accoglienza e dell’ospitalità, condividere buone pratiche e stimolare l’innovazione, sempre nel rispetto dell’identità e delle radici di ciascuna realtà.

Il progetto si configura come un punto di partenza, non di arrivo: una base solida e aperta, destinata ad accogliere nel tempo nuove realtà del Consorzio che condividono la stessa visione. Un lavoro che non racconta solo l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, ma il territorio che lo genera, lo custodisce e lo rende unico, attraverso le persone che ogni giorno ne tengono vive le radici.

Anna Rita Canone

Filippin, 100 anni di educazione in un libro

C’è un luogo, alle pendici del Grappa, dove la storia d’Italia è passata in silenzio tra corridoi, aule, campi sportivi e dormitori. Un luogo che, più di altri, racconta come l’educazione possa essere insieme rifugio e avanguardia, resistenza e progetto. Gli Istituti Filippin di Paderno del Grappa – oggi Campus La Salle – compiono cent’anni e la loro vicenda coincide, in modo sorprendentemente fedele, con le fratture, le speranze e le contraddizioni del Novecento italiano. 

Il racconto della loro storia è oggetto di un libro, presentato il 29 gennaio alle ore 18.00, “Gli Istituti Filippin – Cent’anni di Educazione 1924-2024” (Edizioni Filippin, autore Daniele Ferrazza, 232 pagine). La Sala De Marchi ospiterà un incontro corale per presentare il volume di Daniele Ferrazza, autore che ha scavato tra documenti inediti per restituire l’anima profonda dell’istituto. Accanto a lui, la testimonianza del Presidente dell’Associazione Ex Allievi e il contributo di Gianni Scudo, co-autore della mostra sull’architettura del campus d’avanguardia progettato dal padre Fausto su impulso di don Erminio. L’evento, che richiamerà le atmosfere del docu-film Aula Felice, si concluderà con un aperitivo conviviale.

Tutto nasce nel 1924 dall’intuizione di un giovane sacerdote, don Erminio Filippin, figlio di contadini, reduce dalla Grande Guerra e laureato in Lettere e Filosofia. In un Veneto povero, segnato dall’analfabetismo e dall’emigrazione, Filippin vede nell’istruzione l’unico vero strumento di riscatto sociale. Non una scuola elitaria, ma un’opera totale: accompagnare i ragazzi “dai primi passi dell’asilo fino all’università”, formando cittadini prima ancora che studenti.

Le prime classi nascono nella stalla di casa, poi in un edificio costruito accanto all’abitazione familiare. È l’inizio di quello che diventerà il “Villaggio degli Studi”, un campus ante litteram che cresce rapidamente per dimensioni e ambizioni. A metà degli anni Trenta, mentre il Paese si avvia verso il consenso al regime, a Paderno sorgono padiglioni scolastici, palestre, laboratori, una biblioteca, un cinema-teatro, spazi sportivi e servizi interni. Una scuola che è anche comunità, quasi una piccola città autosufficiente.

Il rapporto con il fascismo è uno dei nodi più delicati della storia dei Filippin. Don Erminio non è un oppositore, ma nemmeno un uomo di regime nel senso ideologico del termine. Accetta simboli, visite ufficiali, parificazioni ministeriali, perché sa che senza quel margine di tolleranza il suo progetto rischierebbe di essere soffocato. La sua fedeltà, tuttavia, è sempre rivolta all’istituzione scolastica. Quando il regime diventa un ostacolo all’educazione, il conflitto emerge. Non a caso, Filippin entrerà nel Comitato di Liberazione Nazionale locale e, alla fine della guerra, sarà riconosciuto come figura di riferimento della transizione democratica.

Gli anni della Seconda guerra mondiale sono i più drammatici. Gli Istituti vengono requisiti prima dalla Repubblica Sociale Italiana e poi occupati da truppe tedesche. Aule trasformate in camerate, studenti costretti a spazi ridotti, la didattica portata avanti in condizioni di emergenza. Il campus diventa teatro di scontri, retate, rappresaglie. Alcuni ex allievi e docenti partecipano alla Resistenza; altri pagano con la vita. È in questi anni che il Filippin smette definitivamente di essere solo una scuola per diventare un presidio civile del territorio.

Dopo la Liberazione, la ricostruzione è materiale e morale. Don Erminio riprende il suo progetto con rinnovata energia, ma il passaggio decisivo avviene alla fine degli anni Cinquanta, quando la guida dell’Istituto passa ai Fratelli delle Scuole Cristiane, la congregazione fondata da San Giovanni Battista de La Salle. È una svolta epocale: da opera fortemente personalistica, legata al carisma del fondatore, il Filippin diventa parte di una rete educativa internazionale.

Con i Fratelli lasalliani la scuola si apre alla sperimentazione didattica, al confronto pedagogico, alla modernità. Negli anni Sessanta e Settanta, mentre l’Italia attraversa il Sessantotto, le contestazioni studentesche e la riforma della scuola, il Filippin non si chiude ma assorbe il cambiamento. Nascono nuovi indirizzi, si amplia l’offerta formativa, si introduce una visione dell’educazione centrata sulla libertà responsabile dello studente. È una scuola che discute, che si interroga, che accetta la complessità.

Negli anni Ottanta arriva l’informatica quando ancora è una scommessa, si rafforzano le relazioni internazionali, si investe nello sport come strumento educativo. Negli anni Novanta e Duemila il campus cambia volto: nuovi edifici, nuove metodologie, un’attenzione crescente alla personalizzazione dei percorsi, all’inclusione, alla dimensione europea. Il Filippin diventa sempre più un laboratorio, più che un semplice istituto scolastico.

Oggi, a cent’anni dalla posa della prima pietra, il Campus La Salle è una realtà articolata che comprende scuola dell’infanzia, primaria, secondaria, percorsi bilingui, attività sportive di alto livello e un’intensa rete di relazioni culturali. Ma il filo rosso che attraversa il secolo resta sorprendentemente coerente. È riassunto in una frase che don Erminio ripeteva ai suoi educatori: “Mai scoraggiare, mai avvilire, mai disprezzare”.

In un Paese che ha spesso vissuto la scuola come terreno di scontro ideologico o come semplice servizio amministrativo, la storia dei Filippin racconta un’altra possibilità: l’educazione come atto politico nel senso più alto, come costruzione paziente di futuro. Un secolo dopo, tra le stesse colline, quella intuizione continua a interrogare il presente. E a ricordare che una buona scuola non segue la storia: la attraversa.

“Abbiamo osato l’informatica quando era lontana, l’internazionalità quando sembrava un lusso, i percorsi personalizzati quando pochi ne parlavano”, scrive nell’introduzione il dirigente scolastico Sileno Rampado. “Abbiamo scelto una scuola che guarda avanti, che si evolve, che non ha paura del futuro perché crede nei giovani. E ora? Siamo soltanto all’inizio. Abbiamo davanti un tempo che ci chiede cura, visioni nuove, educatori appassionati. Un tempo che ci ricorda che la sfida non è riempire la testa, ma accendere la vita. Continueremo a farlo insieme: con l’anima di chi sa rischiare, con la tenerezza di chi accompagna, con la fiducia di chi sa che ogni ragazzo è promessa”.

SCHEDA – IL LIBRO

“Gli Istituti Filippin – Cent’anni di Educazione 1924-2024” è un volume artistico edito da Istituto Filippin, il testo ha 232 pagine ed è firmato dal giornalista Daniele Ferrazza. La curatela grafica e l’editing porta la firma di 593 Studio. Il volume dedicato ai 100 anni degli Istituti Filippin è stato pensato come un oggetto unitario e senza tempo. L’intero libro, comprese tutte le fotografie, è stato virato nelle tonalità del blu, colore simbolo del Centenario, per armonizzare immagini provenienti da epoche diverse e restituire una lettura coerente e continua. L’impostazione grafica, essenziale e misurata, richiama un’estetica di ispirazione giapponese: una scelta che valorizza la semplicità dell’impaginazione e la qualità della carta, mettendo al centro il ruolo dell’educazione nella storia della Congregazione e della direzione dell’Istituto. Il volume è rilegato a filo refe a vista e avvolto da una sovracoperta bianca che abbraccia l’intero libro. La sovracoperta ospita una linea del tempo illustrata che accompagna il lettore attraverso i cento anni di storia del Filippin, intrecciando persone, luoghi e passaggi chiave. Una volta rimossa, il libro si apre sul racconto visivo del Centenario, restituendo con immediatezza la continuità e l’evoluzione dell’esperienza educativa dell’Istituto.

L’autore – DANIELE FERRAZZA

Daniele Ferrazza (Asolo, 1968), giornalista e scrittore, si è occupato a lungo di inchieste su politica, infrastrutture, paesaggio, economia e criminalità organizzata. Ha scritto per l’inserto economico di Repubblica, Affari & Finanza. È stato assessore alla cultura e sindaco di Asolo, poi presidente dell’Università dell’Età libera dell’Asolano. Nel 2013 ha vinto la targa del Presidente della Repubblica al Premio Cronista dell’Anno. Curatore nel 2022 della mostra “Brionvega Asolo: la fabbrica della bellezza”. Attualmente è capocronista nei quotidiani del gruppo Nem. È autore di diverse pubblicazioni: “Statale Undici. Le strade che hanno fatto il Nordest” (Marsilio, 2014), Diversi da prima, come saremo dopo il Covid (Helvetia, 2020), Pesci rossi in acqua santa, biografia di Rina Biz (Antiga Edizioni, 2020), Icaro, curiosità visione e ingegno dell’italiano che cambiò l’hockey  (2024, Freskiz edizioni).

Anna Rita Canone

Le 6 personalità del viaggiatore italiano

Vamonos-Vacanze.it, il tour operator italiano specializzato in vacanze di gruppo, rileva un grande cambiamento nei comportamenti di viaggio degli italiani, evidenziando sei profili predominanti.

🌿 IL RIGENERATIVO (28%)

Viaggia per rallentare e ritrovare equilibrio

Preferisce mare, natura, wellness
Ritmi lenti, pochi spostamenti
Alta incidenza tra 40–60 anni
🌍 L’ESPLORATORE CONSAPEVOLE (22%)

Cerca cultura, autenticità, immersione locale

Tour guidati, esperienze culturali
Interesse per storia, tradizioni, food
Cresce tra i 35–55 anni
🤝 IL SOCIALE (19%)

Parte per conoscere persone e condividere esperienze

Predilige viaggi di gruppo
Alta propensione alla socialità
Incidenza maggiore nelle grandi città
🔄 IL RINASCENTE (14%)

Usa il viaggio come strumento di ripartenza

Spesso post–separazione o cambio di vita
Cerca leggerezza, novità, stimoli
Forte crescita nel 2025 (+11%)
🛎 IL COMFORT SEEKER (9%)

Vuole viaggiare senza stress

Servizi inclusi, organizzazione completa
Centralità della sicurezza
Fascia prevalente: over 50
🔀 L’IBRIDO (8%)

Combina più motivazioni

Relax + scoperta
Socialità + tempo per sé
È la personalità più “fluida” e in crescita

COME EVOLVONO LE PERSONALITÀ

+21% aumento del viaggiatore sociale rispetto al 2025
+18% crescita del viaggiatore rigenerativo rispetto al 2025
+15% crescita del viaggiatore rinascente tra i single over 45
-12% di viaggiatori “mordi e fuggi”

IL CAMBIO DI PARADIGMA

72% degli italiani sceglie il viaggio in base allo stato emotivo, non alla destinazione
64% dichiara che il viaggio serve a “staccare mentalmente”, non solo a riposare
58% considera il viaggio una forma di benessere personale

IL FATTORE PSICOLOGICO

55% considera il viaggio un mezzo per ritrovare equilibrio emotivo
47% dichiara di viaggiare per “uscire da una fase di stallo personale”
39% spera che il viaggio favorisca nuove relazioni significative

PERCHÉ VINCE IL VIAGGIO DI GRUPPO

68% preferisce partire da solo ma viaggiare in gruppo
62% sceglie gruppi omogenei per età e interessi
57% considera il group leader un elemento rassicurante
«I viaggi di gruppo organizzati rispondono perfettamente a questa pluralità di “personalità”. Consentono di partire da soli, ma non sentirsi soli; di scegliere una meta senza rinunciare alla dimensione umana; di vivere un’esperienza strutturata, ma mai rigida» sottolineano da Vamonos Vacanze.

LA SINTESI

Il viaggiatore italiano non è più definito dalla meta, ma da motivazioni, valori e fase di vita. Il viaggio diventa uno strumento identitario, capace di rispondere a bisogni emotivi, relazionali e personali.

«Capire che tipo di viaggiatore sei è oggi il primo passo per scegliere la vacanza giusta ed è anche il motivo per cui il viaggio continua a essere uno degli strumenti più potenti di cambiamento personale» concludono gli esperti di Vamonos Vacanze.

Anna Rita Canone